Il radon è un gas inerte e radioattivo di origine naturale, prodotto del decadimento nucleare del radio nella catena di decadimento dell’uranio. L’esposizione al radon può comportare seri rischi per la salute. Non a caso l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha classificato il gas come appartenente al gruppo 1 delle sostanze cancerogene per l’essere umano.

Trattandosi di un contaminante pericoloso, per obbligo di legge, il radon nei luoghi di lavoro deve essere sottoposto ad adeguata valutazione. In questo articolo focalizzeremo la nostra attenzione proprio sul tema della valutazione del radon nell’ambito della sicurezza sul lavoro.

 

Sommario:

Valutazione radon nell’ambito della sicurezza sul lavoro

Rischi di esposizione al radon: cosa accade all’organismo

Valutazione del rischio radon: le novità legislative

Obbligo di valutazione del rischio radon nei luoghi di lavoro: cosa prevede l’attuale normativa

Rischio radon: ulteriori obblighi del datore di lavoro

Consulenza  in materia di sicurezza sul lavoro a Milano e in Lombardia

 

Rischi di esposizione al radon: cosa accade all’organismo

Vediamo prima di ogni altra cosa quali sono i potenziali rischi di esposizione al radon a cui possono essere soggetti i lavoratori. Il danno principale riscontrato per la salute a seguito dell’esposizione al radon – l’unico di cui allo stato attuale si abbiano evidenze di carattere epidemiologico – è un incremento significativo del rischio di tumore polmonare.

A livello globale, il gas è reputato il contaminante radioattivo più pericoloso negli ambienti chiusi. A tale riguardo, si stima che circa il 50% dell’esposizione media delle persone a radiazioni ionizzanti sia correlata proprio a questo gas inerte.

In realtà, i rischi di esposizione al radon che impattano sulla salute umana non derivano tanto dal gas in sé quando dai suoi prodotti di decadimento.

Essendo elettricamente carichi, essi riescono a combinarsi al particolato dell’aria e penetrano di conseguenza nell’organismo umano attraverso le vie respiratorie, danneggiando in modo diretto o indiretto il DNA delle cellule che compongono i tessuti  polmonari. Se gli appositi meccanismi cellulari non riescono  a riparare il danno subito, il quadro può evolvere dando origine a un processo cancerogeno.

 

Valutazione del rischio radon: le novità legislative

Rispetto alla valutazione del rischio radon nei luoghi di lavoro sono state introdotte di recente importanti novità nel nostro Paese. Fino all’estate 2020, la normativa di riferimento è stata il Decreto legislativo 230/95 che nel corso degli anni ha subito svariate integrazioni e modifiche, così da adeguare la legislazione italiana a quella europea.

L’introduzione del Decreto legislativo n. 101 del 31 luglio 2020 ha sancito l’attuazione definitiva della Direttiva 2013/59/Euratom che ha abrogato e sostituito la precedente normativa in materia di protezione dalle radiazioni ionizzanti, incluso quindi il radon. Entrando nel dettaglio, il recente Decreto legislativo ha attuato un intervento di armonizzazione rispetto alla protezione dalle radiazioni ionizzanti, integrando in un unico riferimento normativo tanto il tema della protezione in ambito professionale quanto quello della protezione dei cittadini nelle abitazioni civili.

Il nuovo Decreto legislativo, nel suo articolo 12, ha fissato un livello di riferimento medio annuo della concentrazione del radon sia negli ambienti professionali sia in quelli civili.

Si è stabilito che nei luoghi di lavoro il livello di riferimento medio annuo della concentrazione del radon non debba superare i 300 Bq/m3 (Becquerel per metro cubo).

Nel caso delle abitazioni civili, invece, il livello di riferimento medio annuo della concentrazione del radon non deve superare:

  • i 300 Bq/m3, nel caso di abitazioni esistenti;
  • i 200 Bq/m3, per le abitazioni costruite dopo il 31 Dicembre 2024.

 

Obbligo di valutazione del rischio radon nei luoghi di lavoro: cosa prevede l’attuale normativa

Entriamo ancor più specificatamente nel merito della sicurezza sul lavoro, vedendo cosa prevede a oggi la normativa nazionale rispetto all’obbligo di valutazione del rischio radon in ambito professionale. Entra a questo punto in gioco la figura del datore di lavoro. L’attuale normativa prevede infatti per il datore di lavoro l’obbligo di valutazione del rischio radon nei casi in cui vi sia la presenza di:

  • luoghi di lavoro sotterranei;
  • ambienti di lavoro ospitati in locali semisotterranei o al piano terra, ubicati in aree reputate prioritarie che sono stabilite a livello regionale;
  • determinate tipologie di ambienti professionali individuate nel Piano Nazionale d’azione per il radon;
  • stabilimenti termali.

In base a quanto stabilito dalla normativa, la valutazione radon effettuata dal datore di lavoro deve tenere in considerazione sia le caratteristiche degli ambienti di lavoro sia il tempo medio di permanenza negli stessi da parte di eventuali lavoratori.

Una volta identificati i luoghi di lavoro per i quali risulta necessario realizzare la valutazione del radon, occorre mettere in atto un programma di campionamento di durata perlomeno annuale, che consenta di misurare i livelli di concentrazione del gas.

 

Rischio radon: ulteriori obblighi del datore di lavoro

Per una corretta gestione del rischio radon, una volta effettuata la misurazione dei livelli di concentrazione del gas, la normativa prevede distinti scenari.

Nel caso in cui non si superi il livello massimo di riferimento di 300 Bq/m3, per il datore di lavoro è previsto l’obbligo di:

  • elaborare e di conservare per otto anni un documento contenente l’esito delle misurazioni in cui va riportata anche la valutazione delle misure correttive attuabili. Il documento rappresenta parte integrante del Documento di Valutazione dei Rischi aziendale, di cui al lgs. 81/08;
  • ripetere le misurazioni ogni otto anni e ogni qualvolta nell’ambiente lavorativo vengano realizzati interventi di manutenzione straordinaria, di restauro e di risanamento conservativo o di ristrutturazione edilizia che comportino lavori strutturali a livello dell’attacco a terra o finalizzati a migliorare l’isolamento termico.

Nel caso in cui si superi la concentrazione media annua del radon in aria fissata dall’attuale normativa, per il datore di lavoro è previsto l’obbligo di porre in essere tutte le misure correttive finalizzate a ridurre le concentrazioni al livello più basso ragionevolmente ottenibile, avvalendosi del supporto di un esperto in interventi di risanamento radon, nuova figura istituita dal Decreto legislativo 101/2020.

Le suddette misure correttive devono essere:

  • completate entro due anni dalla data di rilascio della relazione tecnica predisposta dal servizio di dosimetria che ha realizzato la misurazione della concentrazione media annua dell’attività del radon;
  • verificate mediante l’effettuazione di una nuova misurazione, in modo tale da stabilirne la reale efficacia.

Nell’ipotesi in cui in cui la nuova misurazione evidenzi che la concentrazione del radon è inferiore al livello massimo di riferimento di 300 Bq/m3, il datore di lavoro deve;

  • assicurare nel tempo il mantenimento della validità delle misure correttive adottate;
  • ripetere le misurazioni con cadenza quadriennale.

Nel caso in cui, nonostante le misure correttive adottate, il livello permanga superiore ai limiti prefissati, il datore di lavoro deve far realizzare da un esperto di radioprotezione la misurazione della dose di efficacia annua, il cui livello di riferimento è stato determinato in 6 mSv.

Nel caso la valutazione della dose efficace annua risulti essere inferiore al valore prestabilito, il datore di lavoro deve:

  • tenere sotto controllo le dosi efficaci o le esposizioni dei lavoratori fin quando le ulteriori misure correttive adottate non permettano di diminuire la concentrazione media annua di attività di radon nei luoghi di lavoro;
  • conservare i risultati delle diverse valutazioni per un periodo non inferiore a dieci anni.

Nell’ipotesi in cui la valutazione della dose efficace annua risulti essere superiore al livello di riferimento fissato, il datore di lavoro ha l’obbligo di mettere in atto tutte le disposizioni previste per la protezione dall’esposizione dei lavoratori. Considerata la complessità di quanto stabilito dalla normativa per la messa in sicurezza dei lavoratori dal rischio radon, la scelta più opportuna da fare è quella di rivolgersi a un esperto di radioprotezione in modo tale da identificare le azioni più idonee da intraprendere.

 

Consulenza  in materia di sicurezza sul lavoro a Milano e in Lombardia

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