Il fenomeno era già parzialmente in atto ma la recente pandemia ha fornito una ulteriore spinta propulsiva, determinandone la completa affermazione. Ci riferiamo allo Smart Working o lavoro agile, una modalità di svolgimento del rapporto di lavoro subordinato contraddistinta dall’assenza di vincoli spaziali e orari.

Fin dall’inizio dell’epidemia i diversi DPCM governativi hanno fortemente raccomandato le imprese ad adottare lo Smart Working così da limitare le possibilità di contagio. Una buona porzione delle aziende italiane ha accolto il suggerimento tanto che a oggi milioni di dipendenti lavorano ormai da remoto, per l’esattezza da casa.

Considerato l’evolversi della pandemia, abbiamo ormai compreso che saremo costretti a convivere ancora per diversi mesi con il Coronavirus. Ciò ci fa intuire che il lavoro agile diverrà una prassi sempre più diffusa.

Quando possibile, le imprese dovranno consentire ai tutti i dipendenti che ne abbiano necessità o diritto di svolgere le proprie mansioni a distanza. Nel contempo, le aziende si troveranno a dover capire come gestire la sicurezza degli smart worker.

Consentire ai dipendenti di svolgere le proprie attività da remoto non esclude infatti l’adozione di specifici obblighi di sicurezza da parte del datore di lavoro.

Il quadro insomma è complesso e lo diviene ancora di più in presenza di lavoratrici in gravidanza.

Come deve comportarsi il datore di lavoro in questi casi? In piena epoca di SARS-CoV-2, è possibile permettere a una dipendente di lavorare in Smart Working se è in stato interessante? A quali rischi si va incontro in tal caso rispetto alla sicurezza sul luogo di lavoro?

Nei prossimi paragrafi cercheremo di dare una risposta a tutti questi interrogativi.

 

Sommario:

Smart Working e sicurezza sul lavoro: tutela della maternità ai tempi del Covid-19

Maternità: diritti delle donne in stato interessante e doveri del datore di lavoro

Sicurezza sul lavoro e Covid: una donna in gravidanza può lavorare in modalità agile?

Smart Working e sicurezza sul lavoro: le norme da rispettare

SQ Più: consulenza per lo Smart Working in sicurezza

 

Maternità: diritti delle donne in stato interessante e doveri del datore di lavoro

Il periodo della gravidanza è un momento di tale rilievo nella vita femminile da essere tutelato dalla nostra stessa Costituzione, più esattamente all’articolo 37 con un riferimento specifico anche rispetto alle condizioni di lavoro.

Per tutelare la maternità, l’attuale normativa stabilisce che i professionisti sanitari e i datori di lavoro possano valutare insieme alle donne in gravidanza l’opportunità di una modifica delle loro condizioni lavorative, di un cambio di mansione o dell’astensione dal lavoro.

All’atto pratico, il datore di lavoro deve:

  • identificare le mansioni vietate per la gravidanza e/o l’allattamento, in collaborazione con il Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione e con il Medico Competente;
  • integrare il documento di valutazione dei rischi con l’analisi delle mansioni incompatibili, indicando per ciascuna di esse le misure di prevenzione e di protezione che intende adottare. Tra le misure adottabili rientrano la modifica delle condizioni e/o dell’orario di lavoro, lo spostamento della dipendente a un’altra mansione o, in presenza di lavori pregiudizievoli, l’attivazione del procedimento di astensione dal lavoro;
  • informare le dipendenti in età fertile dei risultati della valutazione nonché della necessità di segnalare il proprio stato di gravidanza non appena ne siano a conoscenza.

Nel caso in cui queste tutele stabilite per legge non fossero osservate, il datore di lavoro rischierebbe pesanti sanzioni che possono spingersi fino l’arresto fino a sei mesi.

Rispetto alle mansioni e alle lavorazioni, in base a quanto stabilito dalla normativa nazionale in termini di sicurezza sul lavoro, alle dipendenti in gravidanza e fino a sette mesi dopo il parto è fatto divieto di usare agenti chimici, fisici o biologici nocivi per la salute di mamma e figlio.

Le lavoratrici in stato interessante possono inoltre godere di permessi retribuiti. Per usufruirne le dipendenti devono però giustificare l’assenza al datore di lavoro attraverso un certificato medico.

 

Sicurezza sul lavoro e Covid: una donna in gravidanza può lavorare in modalità agile?

La gravidanza è un periodo estremamente delicato nella vita di una donna. L’intero organismo femminile subisce importanti cambiamenti e può divenire maggiormente soggetto a infezioni di vario genere. Se ne deduce che una donna in dolce attesa debba prestare la massima attenzione ora che siamo in piena epoca di pandemia.

In questo periodo, le attività lavorative che prevedono possibili pericoli per la salute

non sono vietate ma devono tuttavia essere poste costantemente sotto vigile controllo da parte del datore di lavoro. Come abbiamo appurato, la normativa vigente stabilisce che in presenza di rischio biologico, a seguito di una attenta valutazione, il datore di lavoro debba mettere in atto delle misure idonee a tutelare le dipendenti in gravidanza.

Quando fattibile, l’attivazione del lavoro in modalità Smart Working costituisce una delle possibili misure che un’impresa può adottare a salvaguardia delle proprie collaboratrici in stato interessante.

 

Smart Working e sicurezza sul lavoro: le norme da rispettare

È opportuno sapere che lo Smart Working è considerato lavoro a tutti gli effetti tanto da essere normato da una specifica Legge, la n. 81/2017, in cui si affronta anche il tema della sicurezza sul lavoro.

Nella Legge in questione si stabilisce l’obbligo da parte del datore di lavoro di garantire la salute e la sicurezza del lavoratore che svolge la prestazione in modalità di lavoro agile.

Uno dei principali diritti di cui gode lo Smart Worker è il diritto alla disconnessione, così da poter stabilire una distinzione tra vita professionale e vita personale, non costringendo di fatto il lavoratore a essere costantemente raggiungibile.

Tale diritto presuppone il corrispondente obbligo per il datore di lavoro di prevedere un tipo di organizzazione del lavoro “per fasi, cicli, obiettivi” in modo da rendere possibile la disconnessione.

L’attuazione di questo diritto costituisce la principale misura di prevenzione nei confronti dei rischi di carattere psicosociale a cui i lavoratori agili sembrano particolarmente esposti.

Dal canto suo, “il lavoratore è tenuto a cooperare all’attuazione delle misure di prevenzione predisposte dal datore di lavoro per fronteggiare i rischi connessi all’esecuzione della prestazione all’esterno dei locali aziendali”.

Se ne intuisce che nei casi in cui svolga la propria attività in modalità agile, la dipendente in stato interessante debba rispettare tutte le norme sulla sicurezza enunciate nel regolamento aziendale oltre alle disposizioni del Medico Competente, ivi inclusi l’uso di una seduta ergonomica e l’adozione di pause dal videoterminale.

 

SQ Più: consulenza per lo Smart Working in sicurezza

Che riguardi dipendenti in gravidanza o qualsiasi altro lavoratore, anche il lavoro agile prevede una serie di normative e di prassi burocratiche da seguire per poter essere in regola. Se sei un datore di lavoro alla ricerca di un consulente esperto nella tematiche di sicurezza sul lavoro per lo Smart Working puoi rivolgerti a SQ Più (Sicurezza e Qualità) di Milano.

La consulenza in materia di tutela della salute e sicurezza sul lavoro è infatti uno dei numerosi servizi che offriamo alla nostra clientela.

Per qualsiasi dubbio o informazione sul tema, non esitare a contattarci . Saremo lieti di supportarti nel migliore dei modi.