Da quando l’uso dei dispositivi di protezione individuale, nello specifico mascherine e guanti, è aumentato a causa della diffusione del Coronavirus in Italia, si è scatenato l’effetto collaterale legato al loro utilizzo.

Per essere più precisi, dovremmo in realtà dire il loro post utilizzo o, in altre parole, lo smaltimentoerratodei DPI in qualità di rifiuti da eliminare.

Non vi stupirà, infatti, se vi diciamo che strade, spiagge e mari si sono sempre più popolati di mascherine e guanti abbandonati senza alcun rispetto civico oltre che della salute ambientale, invece che essere riposti dentro gli appositi cestini della spazzatura. Rifiuti, questi, che ovviamente sono andati ad aggiungersi ai già noti rifiuti di plastica.

Ci siamo dunque chiesti: tutto questo, che impatto ha sull’ambiente?

 

Sommario:

Lo smaltimento dei DPI: è corretto parlare di “bomba ecologica”?

Gli appelli del WWF e di Legambiente

Come smaltire i DPI: le buone prassi

Il vero problema sono i comportamenti incivili e poco etici

 

Gli appelli del WWF e di Legambiente

Quello dell’inquinamento ambientale è un problema non da poco. In alcuni momenti è anche sembrato che la quarantena obbligatoria, che noi tutti abbiamo vissuto, potesse giovare alla salute del Pianeta: meno persone in giro, meno rifiuti inquinanti, più salute ambientale.

Purtroppo si è trattato di un appannaggio temporaneo, smentito subito dalla realtà dei fatti. Tant’è che anche il WWF è sceso in campo contro l’abbandono di mascherine e guanti.

Questi i dati: ogni anno, nel Mediterraneo, fluiscono in media 570 mila tonnellate di plastica, pari a 33.800 bottigliette; a livello mondiale, è stato stimato che anche solo l’1% di mascherine non smaltite a regola si tradurrebbe in circa 10 milioni di mascherine inquinanti, corrispondenti a 40 mila chili di plastica nell’ambiente.

Ecco perché sempre più spesso si sente parlare di una nuova “bomba ecologica”.

Anche Legambiente si è unita al WWF rimarcando, ancora di più, l’indispensabile necessità di smaltire correttamente i dispositivi di protezione individuale, non solo per non alimentare ulteriormente i livelli di inquinamento ambientale, ma anche e soprattutto per prevenire qualsiasi possibile veicolo di contagio e di trasmissione del virus vista la delicata situazione sanitaria che continuiamo a vivere.

In aiuto a tutto ciò, diverse amministrazioni comunali si sono schierate in prima linea e hanno introdotto multe severe per chi non smaltisce correttamente mascherine e guanti, considerate a tutti gli effetti degli inquinanti sia per il potenziale carico infettivo sia per i materiali di cui sono fatti.

 

Come smaltire i DPI: le buone prassi

Lo smaltimento dei dispositivi di protezione individuale deve avvenire, dove possibile, attraverso l’incenerimento: sono proprio le linee guida pubblicate dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), lo scorso 14 marzo 2020, a stabilire che lo smaltimento dei DPI dovrebbe avvenire tramite termodistruzione. In realtà, questa indicazione non è vera in termini assoluti ma dipende molto dalla tipologia di rifiuto: i rifiuti prodotti in ambito ospedaliero, ad esempio, prendono una strada diversa dai rifiuti prodotti in ambito domiciliare.

In linea generale, sono 3 le principali casistiche che possiamo distinguere:

  • Persone non contagiate dal Coronavirus: in questa specifica circostanza, l’ISS raccomanda che i DPI vengano gettati nel bidone dell’indifferenziata e mai in quello della carta o della plastica, ancora meglio se chiusi all’interno di “due o tre sacchetti possibilmente resistenti” e infilati l’uno dentro l’altro.
  • Persone in quarantena o in isolamento domiciliare: è sospesa l’intera raccolta differenziata, senza esclusione di carta e plastica. Pertanto tutto, qualsiasi rifiuto, sarà catalogato come rifiuto indifferenziato.
  • Operatori sanitari: i DPI provenienti dagli ambienti ospedalieri sono considerati rifiuti pericolosi a priori e pertanto seguono un percorso di smaltimento differente che prevede anche una fase di sterilizzazione.

 

Il vero problema sono i comportamenti incivili e poco etici

Si potrebbe essere portati a pensare che il considerevole aumento del numero di mascherine utilizzate, soprattutto a livello ospedaliero, possa causare problemi nel loro corretto smaltimento. In realtà, il vero problema è di tutt’altra natura ed è legato, come dicevamo all’inizio, a comportamenti poco civili ed etici da parte delle persone.

Ci riferiamo ovviamente a chi abbandona, senza alcun rispetto, sia mascherine sia guanti per terra e fuori dai bidoni dell’immondizia. Problematica, questa, che non è solamente una questione di decoro urbano o di salvaguardia dell’ambiente, ma anche e soprattutto di rischio sanitario. Probabilmente, dovremmo un po’ tutti riprendere in mano i principi di educazione civica, proprio quelli che ci facevano studiare alle scuole elementari e che – forse – abbiamo riposto in angoli sperduti della nostra memoria.