L’arrivo della bella stagione genera una diffusa e trepidante attesa. Ma puntualmente porta con sé il critico problema della contaminazione alimentare.

Proprio così: in estate i casi di infezione alimentare tendono ad aumentare vertiginosamente a causa della presenza di più fattori concorrenti, meglio monitorati invece durante la stagione invernale. Ci riferiamo certamente alle condizioni igieniche dei cibi che consumiamo nonché dei luoghi di ristorazione che con gli spazi all’aperto tendono a chiudere un occhio sulle condizioni igieniche, ma anche alla crescita microbica innescata spontaneamente dall’innalzamento delle temperature.

È questo il tema dell’approfondimento di oggi: parleremo di infezioni alimentari estive e delle regole da seguire per contenerne la diffusione.

 

Sommario:

Sicurezza e infezioni alimentari in estate: sì alla qualità, no alle contaminazioni

Salmonellosi e campilobatteriosi: le 2 infezioni alimentari più diffuse durante l’estate

Prevenire è meglio che curare: 4 strategie per monitorare i contagi

Piano di lavoro e mani sempre puliti

In dispensa: cibi cotti lontani dai cibi crudi

Cibi a temperatura ambiente? Meglio di no

Attenzione ai rigonfiamenti delle confezioni, sia fresche che surgelate

 

Salmonellosi e campilobatteriosi: le 2 infezioni alimentari più diffuse durante l’estate

Quelle appena citate sono le più comuni infezioni alimentari durante la stagione estiva.

Prima però di entrare nel merito della vasta materia delle infezioni alimentari e volendo anche essere più precisi a proposito delle loro cause nonché delle strategie da attuare quantomeno per cercare di prevenirle, è importante dettagliare la differenza tra infezioni e intossicazioni alimentari. Anche se spesso ci si riferisce ad esse come sinonimi, in verità non lo sono.

Infezione e intossicazione fanno riferimento a due fenomeni differenti:

  • l’intossicazione è causata dalla presenza di una o più sostanze tossiche il cui effetto si determina rapidamente e spesso si auto-risolve
  • l’infezione è causata dalla contaminazione dell’alimento da parte di un microorganismo che potrebbe insediarsi all’interno dell’intestino generando complicanze extra-intestinali

A conti fatti, dunque, le infezioni trasmesse con il cibo sono più pericolose e dannose delle intossicazioni.

I sintomi determinati sono noti e facilmente riconoscibili. Si va dal classico mal di pancia o mal di testa alla nausea, febbre, diarrea addirittura. È vero però che si tratta di sintomi piuttosto aspecifici, ovvero legati a una moltitudine di possibili cause. Per questo motivo prima di sostenere la sussistenza di un’infezione, è importante capire quali alimenti sono stati consumati in precedenza. Ed è importante prestare molta attenzione ai cibi crudi, come le uova o il pesce, pericolosi veicoli di salmonella.

 

Prevenire è meglio che curare: 4 strategie per monitorare i contagi

Tenere sotto controllo la proliferazione delle infezioni alimentari non è impossibile: basterà prestare una maggiore attenzione alle caratteristiche dei cibi che andremo a consumare nonché allo stato igienico dei luoghi di lavoro.

A titolo d’esempio vi elenchiamo 4 regole da seguire per una maggiore sicurezza alimentare.

1. Piano di lavoro e mani sempre puliti

Ce lo siamo sentiti ripetere fin da bambini come fosse un disco rotto: “lavati sempre le mani prima di mangiare”. Quello che allora appariva come un monito dispettoso, oggi è invece la regola fondamentale per preservare la nostra salute e prevenire le infezioni alimentari.

Tanto le mani quanto i piani di lavoro sono superfici di contatto e quindi mezzi che favoriscono la diffusione di germi e batteri.

Ecco perché superfici di lavorazione, utensili e ovviamente le nostre mani vanno sempre tenuti più che puliti, oltre che risciacquati dopo ogni singolo utilizzo. Questo per esempio è importante quando si maneggiano alimenti differenti, ancora di più se distinguiamo tra prodotti crudi e cotti.

2. In dispensa: cibi cotti lontani dai cibi crudi

A proposito della distinzione tra il cotto e il crudo, la loro distanza fisica intesa proprio in termini di non vicinanza va mantenuta non solo in fase di preparazione come già accennato, ma anche durante la conservazione all’interno del frigorifero.

Sul nostro blog ne abbiamo già parlato, ribadendo che i prodotti crudi vanno accuratamente confezionati prima di essere conservati. Non solo: tenerli separati sia dagli alimenti cotti sia da quelli confezionati è strategico per abbattere le contaminazioni crociate.

Perché è così importante agire seguendo queste accortezze?

Perché la maggior parte dei batteri non sopravvive a temperature superiori a 70 °C. Di conseguenza i cibi cotti possono essere considerati privi pressoché di quasi tutti i loro batteri, a differenza dei crudi che ne contengono in abbondanza.

Va da sé che se cotto e crudo si ritrovano vicini, oppure maneggiati usando gli stessi utensili e piani di lavoro, il rischio che si inneschi una contaminazione batterica è molto alto.

3. Cibi a temperatura ambiente? Meglio di no

È questa un’altra attenzione giornaliera da adottare, soprattutto in estate. La regola è che con l’aumento delle temperature, i cibi andrebbero lasciati a temperatura ambiente il meno possibile.

Di contro si dovrebbe invece cercare di preservare la catena del freddo per un periodo più lungo.

Le alte temperature infatti favoriscono la proliferazione batterica e aumentano il rischio di intossicazione e di infezione.

L’esempio più comune è quello della pasta fredda, ampiamente apprezzata come pietanza anti-caldo. Durante la sua preparazione e dopo la cottura, gli esperti suggeriscono di metterla sotto il getto dell’acqua fredda per innescare una sorta di “abbattimento casalingo” della temperatura, invece che lasciarla raffreddare fuori dal frigo. Questa azione, oltre a preservare la qualità del prodotto, contrasta la formazione dei batteri qui sotto accusa.

4. Attenzione ai rigonfiamenti delle confezioni, sia fresche che surgelate

Che si tratti di prodotti freschi, come i formaggi o gli affettati o la pasta, o di prodotti surgelati, il monito che vi diamo è di prestare sempre molta attenzione allo stato e alla qualità delle confezioni.

Ritrovarsi con confezioni non perfettamente integre oppure rigonfie non è certamente rassicurante. Bensì è il segnale dell’avvio di un fenomeno di alterazione: i batteri, proliferando, producono gas e determinano il rigonfiamento della confezione.

Ora, non è detto che si tratti di batteri patogeni. Ma, se questi iniziano a riprodursi in eccesso, significa che la qualità dell’alimento si è in ogni caso alterata rendendolo non più adatto al consumo umano.

Insomma, meglio prestare attenzione. E in presenza di una confezione rigonfia, buttarla immediatamente senza troppi scrupoli.