Un famoso proverbio dice: “chi la fa l’aspetti” e di certo Putin se lo doveva aspettare.

Sicuramente dopo l’attacco militare contro l’Ucraina doveva aspettarsi delle reazioni che a distanza di settimane sono arrivate. L’Assemblea dell’Onu ha approvato la risoluzione di condanna dell’invasione russa dell’Ucraina isolando Mosca.

Di conseguenza innumerevoli aziende hanno deciso di sospendere, limitare o addirittura interrompere drasticamente le proprie attività commerciali nella Federazione.

Si è trattato di un vero e proprio esodo di massa da parte di tante imprese di diversi settori che hanno ritenuto intollerabile e controproducente restare sul mercato russo. Dall’energia ai beni di consumo le aziende hanno fatto un passo indietro e abbandonato progetti e fatto rimpatriare dipendenti.

Questi sono stati i provvedimenti presi dalle aziende per manifestare pubblicamente il proprio disaccordo davanti a tanta violenza, ma è stato così anche per le aziende alimentari?

Per loro la situazione diventa più complicata, in quanto così facendo metterebbero a rischio il diritto al cibo.

 

Sommario:

Russia addio! Ecco la grande fuga delle aziende alimentari

Quali sono le aziende alimentari che hanno abbandonato la Russia?

Quanto influisce l’opinione pubblica?

Tra il corri corri generale ci sono aziende alimentari che restano

 

Quali sono le aziende alimentari che hanno abbandonato la Russia?

Dopo l’inizio della guerra contro l’Ucraina, le più grandi compagnie tecnologiche del mondo hanno voltato le spalle alla Russia dopo l’attacco, parliamo di Google e Apple, ma anche aziende automobilistiche conosciute come Volkswagen e Toyota, brand lussuosi come Prada e Chanel e marchi di sport ricercati come Nike e Adidas.

Per le aziende alimentari prendere posizione non è una cosa semplice, soprattutto guardando l’aspetto economico: da una parte c’è la necessità di scappare alle sanzioni, dall’altra parte c’è la domanda di prodotti che è in continua crescita.

Eppure il colosso americano Coca-Cola non ha avuto dubbi e ha sospeso le proprie attività schierandosi dalla parte delle persone costrette a subire questi eventi inaccettabili.

Lo stesso 8 marzo, oltre a Coca-Cola, anche la famosa catena di ristoranti dal marchio McDonald diventata un’icona per tutti ha chiuso i battenti e a seguire Starbucks ha serrato le sue caffetterie.

 

Quanto influisce l’opinione pubblica?

Se per alcuni rinomati brand è stata una scelta facile quella di voltare le spalle alla Russia, per altri lo è meno perché le aziende alimentari occidentali si trovano di fronte a un bivio: sospendere il proprio operato in Russia potrebbe alimentare l’insicurezza causata dalle sanzioni economiche, ma, allo stesso tempo, portare avanti le proprie attività come se nulla fosse potrebbe nuocere all’immagine e alla reputazione dell’azienda.

A quanto pare l’opinione pubblica svolge un ruolo fondamentale.

Il giudizio e il modo di pensare collettivo della maggioranza dei cittadini non guarda l’aspetto economico e fatica a comprendere le ragioni delle aziende che non hanno rilasciato dichiarazioni o che confermano tutti i propri piani di sviluppo in Russia.

 

Tra il corri corri generale ci sono aziende alimentari che restano

L’irragionevole attacco militare causato da Putin ha portato molte rinomate attività a bloccare il proprio operato nel territorio russo, ma altrettanto innumerevoli sono le aziende, soprattutto di generi alimentari che hanno scelto di continuare a vendere i propri prodotti alimentari di base in Russia.

Ecco quali sono:

  • PepsiCo, che produce anche alimenti di base, ha deciso di sospendere la vendita in Russia delle sue bevande e di bloccare attività di marketing e tutti gli investimenti, ma continua ad offrire i suoi prodotti di base come latte, latticini e latte in polvere per i più piccoli

 

  • Danone ha evidenziato il diritto al cibo e pertanto continua a produrre e distribuire alimenti essenziali per la popolazione come latticini freschi e i prodotti per la nutrizione infantile, ma ha bloccato tutti gli altri progetti di investimento

 

  • Nestlé ha bloccato investimenti e sospeso esportazioni da e verso la Russia, mantenendo la produzione però di latte, cereali, prodotti per le esigenze speciali e cibo terapeutico per animali, ma ha dovuto ricredersi dopo le critiche e le pressioni da parte dell’Ucraina e dopo aver ricevuto addirittura un attacco hacker da parte del collettivo Anonymous, così la multinazionale svizzera si è convinta a sospendere anche le attività dei suoi marchi più importanti come Nesquik, KitKat, Unilever

 

  • Barilla continua a produrre localmente e a fornire prodotti essenziali di carattere umanitario alla Russia garantendo supporto in ogni paese, ma da fine febbraio ha già sospeso tutti gli investimenti e le attività pubblicitarie