Quando lo sport è lavoro: la nuova normativa sul lavoro sportivo

Il lavoro sportivo è un settore tutt’altro che ininfluente, nonostante la quota di lavoratori occupati rappresenti appena lo 0,54% del totale (circa 120mila persone).
In Italia la recente Riforma dello Sport (D.Lgs. n.36/2021 e s.m.i.) ha introdotto cambiamenti significativi in questo settore, ridefinendo le categorie lavorative e i meccanismi di remunerazione e tassazione. Questa innovazione normativa mira a creare un quadro più strutturato e sostenibile per gli operatori del settore, riconoscendo e valorizzando il contributo essenziale di atleti, allenatori, e altri professionisti sportivi, che con il loro impegno quotidiano, alimentano l’industria dello sport e promuovono uno stile di vita attivo e salutare nella società.

La Riforma sarebbe dovuta entrare in vigore il 1 gennaio 2023, ma è stata rinviata al 1 luglio 2023 (Decreto Milleproroghe): è poi stato presentato un decreto correttivo e il Consiglio dei Ministri ha approvato infine il decreto legislativo n.120 del 29 agosto 2023.
La cosa più importante da sapere è che i compensi sportivi dilettantistici, così come li abbiamo conosciuti fino ad oggi, non esisteranno più.
Ma vediamo insieme tutte le altre novità della riforma.

Riforma dello sport riassunto

La riforma classifica i tesserati in due categorie: lavoratori sportivi e volontari, eliminando la figura dell’amatore. I lavoratori sportivi comprendono vari ruoli, come atleti, allenatori, e direttori tecnici, che partecipano attivamente all’organizzazione e svolgimento delle attività sportive.

● Volontariato: i volontari, che contribuiscono allo sport senza remunerazione hanno diritto a rimborsi per spese documentate. Questi rimborsi, non tassati, coprono vitto, alloggio, viaggio e trasporto.

● Lavoro sportivo: i lavoratori sportivi possono avere contratti subordinati, autonomi o di co.co.co, con relative tutele previdenziali e diritti in caso di malattia, gravidanza e infortunio. Le associazioni e società sportive possono anche stipulare contratti di apprendistato per formare giovani atleti.

● Fiscalità e previdenza: i compensi fino a 15.000 euro annui non sono tassati. Per i contributi previdenziali, esiste un’esenzione sui primi 5.000 euro di reddito, con alcune criticità da considerare per le basse retribuzioni e la copertura contributiva finale.

Per quanto riguarda tutele e sicurezza, la riforma assicura tutela in caso di infortunio e malattie professionali per tutti i lavoratori sportivi. Per i volontari, la copertura assicurativa per responsabilità civile è obbligatoria. Sugli obblighi associativi, invece, le associazioni sportive devono comunicare l’inizio dei rapporti lavorativi tramite il Registro telematico delle attività sportive dilettantistiche, con sanzioni in caso di mancata comunicazione.

Le modifiche della riforma sottolineano, soprattutto, la necessità per le organizzazioni sportive di aggiornare e adeguare i contratti dei loro collaboratori per rispettare le nuove normative vigenti.

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