Fin dall’inizio della pandemia causata dal virus SARS-CoV-2 si è spesso discusso del ruolo giocato dagli impianti di climatizzazione e ventilazione nella diffusione virale nonché del loro corretto utilizzo. Questo è senza dubbio un tema tanto delicato quanto complesso, difatti già l’Istituto Superiore di Sanità si era attivato per fare chiarezza pubblicando il Rapporto n. 33/2020 con cui fornisce indicazioni sugli impianti in relazione alla diffusione del virus.

Ancora oggi, a un anno di distanza dallo scoppio dell’emergenza sanitaria, il tema contagio virale-impianti di climatizzazione e ventilazione è molto sentito, vuoi anche perché andiamo incontro alla stagione estiva in cui il loro utilizzo diventa pressoché inevitabile.

A tal riguardo, sia per cercare di ordinare le tante informazioni disponibili sia per fornire indicazioni utili e pratiche tanto ai tecnici quanto alle aziende, l’Associazione Italiana Condizionamento dell’Aria Riscaldamento e Refrigerazione – AICARR – ha diffuso un protocollo contenente indicazioni di dettaglio per operare in sicurezza sugli impianti d’aria esistenti.

 

Sommario:

Protocollo AICARR per l’utilizzo in sicurezza degli impianti di ventilazione

Il protocollo AICARR: una visione d’insieme

Un reminder sulle principali modalità di trasmissione del virus

Aria “pulita”: un presupposto essenziale contro la diffusione del virus

 

Il protocollo AICARR: una visione d’insieme

Si intitola Protocollo per la riduzione del rischio da diffusione del SARS-CoV-2 nelle operazioni di gestione e manutenzione degli impianti di climatizzazione e ventilazione esistenti ed è il documento elaborato e diffuso all’AICARR per favorire la maggiore consapevolezza e conoscenza sul corretto utilizzo deli impianti di condizionamento e ventilazione.

Il Protocollo (consultabile in forma completa al link fornito) affronta diversi argomenti: dai criteri generali, come la relazione tra riduzione della concentrazione e contagio, agli scenari coinvolti, come quello residenziale o della grande distribuzione o ancora delle strutture turistiche e dei cinema per esempio, alle operazioni di gestione e manutenzione degli impianti di climatizzazione e ventilazione esistenti, comprese le strategie di pulizia e disinfezione.

In linea generale, il protocollo è suddiviso in tre sezioni principali con l’obiettivo di fornire:

  • informazioni ad ampio raggio sulla problematica, passando poi alla distinzione tra le tipologie di impianti presenti in edifici e aziende e alle loro specificità in funzione della destinazione d’uso in cui sono chiamati a operare à capitoli 3, 4 e 5
  • nozioni aggiuntive rispetto alle normali operazioni di ordinaria gestione e manutenzione degli impianti à capitolo 6
  • indicazioni sulle strategie di pulizia e disinfezione di ogni sezione dell’impianto oggetto di intervento à capitolo 7

Il protocollo è stato elaborato dal gruppo di lavoro composto da: Filippo Busato (Libero professionista – Presidente AICARR), Sergio La Mura (Libero professionista), Federico Pedranzini (Politecnico di Milano), Luca Alberto Piterà (Segretario Tecnico AiCARR), Pasquale Ranieri Ranieri (impiantistica srl – Vicepresidente ASSISTAL), Gianfranco Gianni (Libero professionista) e Alessandro Temperini (Libero professionista), con la revisione di Livio Mazzarella (Politecnico di Milano).

Un reminder sulle principali modalità di trasmissione del virus

Lo abbiamo già detto: il protocollo AICARR dà indicazioni sul corretto impiego degli impianti di climatizzazione ambientale e di ventilazione all’interno di un contesto aziendale. E con l’occasione ricorda anche le modalità di trasmissione del SARS-CoV-2 da persona a persona che a seguire abbiamo riassunto in 3 punti:

  • per contatto ravvicinato e diretto con una persona portatrice del virus
  • per inalazione di goccioline liquide prodotte dalla persona infetta
  • tramite contatto con superfici contaminate dal virus

Un reminder intenzionale e utile per ricordare a tutti che ai fini della trasmissione del virus, e quindi del conseguente contagio, è determinante che le persone infette, tossendo o starnutendo o ancora parlando e respirando, emettano le ormai tanto famose droplets.

Queste, oltre ad avere un diametro di dimensioni maggiori a 5 μm, per essere fonte di contagio dovrebbero anche:

  • propagarsi a breve distanza, depositandosi sulle superfici vicino alla persona infetta e quindi essere poi riprese per contatto indiretto da chi tocca tali superfici
  • essere inalate da chi si trova vicino alla persona infetta o in un ambiente contaminato

Aria “pulita”: un presupposto essenziale contro la diffusione del virus

In oltre un anno di pandemia, una evidenza è certa: al di là della rimozione di ogni possibile fonte di contaminazione, trattare gli ambienti interni – di qualunque tipologia si tratti – con un’adeguata immissione di aria priva di contaminazione è un’utile modalità per contenere il rischio di infezione.

Insomma, arieggiare frequentemente è funzionale sia per il ricambio dell’aria viziata sia per contrastare la diffusione virale. E a tal proposito, il protocollo dell’AICARR indica che:

  • a oggi e sulla base delle conoscenze attuali, si considera l’aria esterna priva di contaminazione e quindi l’areazione, o in altri termini la ventilazione naturale tramite apertura di infissi e serramenti, è una buona pratica ai fini della riduzione del rischio
  • gli impianti di ventilazione meccanica e quelli di climatizzazione ambientale che svolgono anche la funzione di ventilazione sono un supporto al cambio d’aria più efficace della semplice apertura delle finestre poiché in grado di migliorare la qualità dell’aria esterna con la filtrazione e garantire un ricambio d’aria costante nel tempo