È questa la proposta avanzata dall’Europa per combattere l’inquinamento ambientale dovuto alla plastica a favore di un suo riciclo più proficuo e soprattutto più green: convertire la materia in piccole molecole utilizzabili a loro volta per la produzione di nuovi materiali vergini.

In altre parole: riciclo chimico. Vediamo dunque di cosa si tratta e come si inserisce nel contesto attuale di riciclo della plastica.

 

Sommario:

Plastica e salute ambientale: il riciclo chimico come strada innovativa

Numeri alla mano: l’Europa primeggia nella produzione di plastica

Il riciclo chimico come soluzione innovativa

Riciclo chimico e riciclo tradizionale: processi complementari o alternativi?

Anche l’Italia a favore del riciclo chimico

 

Numeri alla mano: l’Europa primeggia nella produzione di plastica

Non è di certo una cosa di cui andare tanto fieri: PlasticsEurope, l’associazione dei produttori di materie plastiche, dopo un’analisi sulla domanda-produzione-consumo di plastica a livello europeo, ha stimato che l’Europa mantiene un ruolo di primo piano nella produzione mondiale di plastica.

Su una stima di 359 milioni di tonnellate di plastica prodotte all’anno nel mondo, la Comunità Europea ne produce il 17%, a fronte di una domanda interna pari a 51,2 milioni di tonnellate l’anno, di cui circa la metà diventa rifiuto.

La situazione potrebbe prendere una piega diversa se la totalità di rifiuti fosse riciclata e successivamente riutilizzata in altro. Invece meno del 30% di questi rifiuti viene raccolto per essere poi avviato al riciclo. E la maggior parte di questo riciclo viene poi esportato all’estero dove ci sono standard ambientali meno stringenti. Se parliamo in termini numerici, la domanda per la plastica riciclata in Europa ammonta solo al 6% di quella complessiva.

Verrebbe dunque da chiedersi come mai: forse la qualità dei rifiuti raccolti è troppo bassa, oppure ci sono pochi impianti, o ancora la prassi del riciclo non è a conti fatti economicamente vantaggiosa. Sta di fatto che il problema esiste e perdura, ovviamente a scapito della salute ambientale.

Il riciclo chimico come soluzione innovativa

È in questo contesto, già precario di suo, che si inserisce l’intervento dell’Unione Europea stabilendo che entro il 2030 tutti gli imballaggi plastici immessi sul mercato europeo dovranno essere riutilizzabili o riciclabili in modo efficace sotto il profilo dei costi, e almeno la metà dovrà essere effettivamente destinato al riciclo. Occorre però fare una distinzione perché la decisione dell’UE è supportata dall’introduzione di una “nuova” forma di riciclo.

Il tradizionale approccio al recupero della plastica è infatti di tipo meccanico e prevede la trasformazione dei rifiuti in materie prime o prodotti secondari senza una modifica sostanziale della struttura chimica del materiale. Il riciclo meccanico è al momento l’unica forma di riciclo usata in Europa, con una percentuale superiore al 99% delle quantità riciclate.

La novità introdotta dalle disposizioni europee prevede l’impiego anche del riciclo chimico. Come lascia intuire il suo stesso nome, il riciclo chimico è un processo che comporta la modifica della struttura chimica di un imballaggio in plastica, convertendola in molecole più piccole (monomeri) utilizzabili per produrre nuovi materiali vergini.

Ne sono un esempio i processi di gassificazione e la pirolisi che degradano il rifiuto in plastica affinché produca gas di sintesi (syngas) oltre ad altri prodotti liquidi e semiliquidi. Inoltre, sono in fase di sviluppo nuovi processi di depolimerizzazione il cui obiettivo è riconvertire alcuni tipi di plastiche in monomeri per la produzione di plastiche vergini.

Riciclo chimico e riciclo tradizionale: processi complementari o alternativi?

In molti guardano al riciclo chimico con crescente interesse, soprattutto in merito al raggiungimento di obiettivi così sfidanti come quelli definiti dall’Unione Europea. Euractiv Kęstutis Sadauskas, alla guida della direzione Ambiente della Commissione europea, considera infatti il riciclo chimico come una tecnologia promettente.

Tuttavia aleggia ancora il dubbio che sia una strada alternativa al tradizionale riciclo meccanico. Vogliamo dunque dirvi che non è così, bensì è esattamente il contrario: il riciclo chimico è una tecnologia complementare che può aiutare a evitare che alcuni rifiuti in plastica, impossibili da riciclare in maniera sostenibile attraverso processi meccanici, finiscano in discarica.

È una strada che quindi apre a possibilità tutt’oggi inesplorate in riferimento a materiali plastici ancora difficili da riciclare, come per esempio la plastica mista o plasmix. Esempi di flussi idonei per il riciclo chimico sono proprio quelli che includono plastiche laminate o composite, flussi di plastiche miste di bassa qualità, plastiche contaminate da alimenti e terra, e così via.

Al momento l’esempio più comune di riciclo chimico in Europa è rappresentato dall’uso degli imballaggi in plastica in altoforni, all’interno dei quali le materie plastiche vengono gassificate in syngas e vanno a sostituire coke, carbone o gas naturale come riducente per la conversione di minerali ferrosi e altri metalli ossidati in metalli puri.

Anche l’Italia a favore del riciclo chimico

In questo clima di cambiamento, l’Italia si mostra aperta ad accogliere il riciclo chimico. C’è anche da dire che, per quanto il quadro rimanga problematico in termini generali, il nostro Paese parte da una situazione nettamente migliore rispetto alla media europea. Nel 2018 in Italia sono state avviate al riciclo circa:

  • il 15% di resine termoplastiche, provenienti da 6,8 milioni di tonnellate
  • il 43,39% di imballaggi, provenienti da 2.083.880 tonnellate

È chiaro che prima che il riciclo chimico possa giungere il suo pieno potenziale, dovranno essere soddisfatti dei requisiti sia tecnologici che normativi.

Da una parte, dovranno infatti essere ulteriormente sviluppate e adattate le tecnologie esistenti; dall’altra, sarà il quadro normativo a determinare se questa tecnologia potrà affermarsi nel settore della gestione dei rifiuti. Tuttavia, i vantaggi introdotti dal riciclo chimico sono talmente evidenti che sarebbe insensato e illogico ignorarli e non sfruttarli al massimo delle loro potenzialità.

Ecco perché l’Italia è in prima linea su questo fronte con progetti e studi sull’intero territorio nazionale, volti a incrementare e perfezionare l’utilizzo di questa promettente tecnologia.