Plastica per alimenti: la prima domanda da porsi quando l’utilizzo della plastica è associato agli alimenti è se la stessa sia idonea alla conservazione dei cibi, ovvero se rispetta i principi dettati dalle normative europee e nazionali.

È possibile rispondere in modo esauriente a tale interrogativo solo se si ha una conoscenza approfondita della materia o, per lo meno, se si conoscono le sigle legate a tale materiale, in modo tale da farci selezionare, nella vita di tutti i giorni, gli accessori realizzati in conformità a quanto prescritto dal Ministero della Salute.

In questa breve guida esamineremo alcuni importanti aspetti da tenere in forte considerazione nei casi in cui si utilizzi la plastica per alimenti.

 

Sommario

Plastica per alimenti: cosa c’è da sapere?

La plastica per alimenti è sicura?

Quali sono le sigle da tenere in considerazione nel settore della plastica per alimenti?

Il corretto uso della plastica per alimenti

 

La plastica per alimenti è sicura?

piatti di plastica fanno male

 

 

 

 

 

 

 

La plastica per alimenti è un materiale che viene ampiamente utilizzato nelle cucine, sia in ambito privato che professionale.

Questo materiale, per essere ritenuto conforme alle normative vigenti in materia di sicurezza, prima dell’impiego nel settore alimentare viene sottoposto a specifici test di laboratorio finalizzati ad accertare l’assenza di elementi tossici.

Tali test dovranno, quindi, attestare l’idoneità e la sicurezza dei prodotti in plastica, soprattutto qualora gli stessi siano destinati alla conservazione degli alimenti.

Non è raro che contenitori o accessori in plastica sottoposti ad analisi di laboratorio vengano ritenuti non idonei, in quanto rivelatisi pericolosi per la salute delle persone o perché in grado di alterare persino il gusto dei cibi che entra in contatto con gli stessi.

I materiali e gli oggetti che entrano in contatto con gli alimenti (MOCA) hanno lo scopo di prolungare la conservazione e di mantenere inalterate le condizioni degli alimenti e, per tali motivi, sui prodotti realizzati in plastica per alimenti vengono svolti specifici test biologici, già introdotti con leggi nazionali a partire dal 1970.

Grazie alle evoluzioni tecnologiche e alle scoperte di nuovi materiali impiegati anche per l’imballaggio degli alimenti, la normativa in materia di sicurezza alimentare si è evoluta con il precipuo scopo di prevenire il rischio di utilizzo dei MOCA non idonei al settore alimentare, attraverso la definizione di una lista contenente esclusivamente i riferimenti di tutti quei componenti ritenuti idonei per la fabbricazione dei materiali e degli oggetti che entrano in contatto con gli alimenti.

Nello specifico, il Regolamento Europeo 1395/204 prevede di testare:

– i limiti di migrazione globale dei simulati di prodotti alimentari;

– i limiti di migrazione specifica dei simulati di prodotti alimentari;

e di fornire assistenza durante la redazione della dichiarazione di conformità e per la redazione di un protocollo di qualità della produzione, così come definiti dall’articolo 16 del medesimo Regolamento.

La normativa più recente in materia di plastica alimentare è stata introdotta con il Regolamento Europeo 2016/1416, attraverso il quale viene reso obbligatoria l’introduzione di un sistema che consenta di marchiare e rendere riconoscibili le plastiche alimentari, attraverso l’apposizione di un simbolo (o con specifica dicitura – per alimenti-) su accessori e materiali destinati all’utilizzo a contatto con le sostanze alimentari.

Plastica per alimenti: normativa e simboli da tenere in considerazione

Per comprendere se un determinato prodotto è adatto all’utilizzo in cucina o, più precisamente, se lo stesso è da ritenersi sicuro, è necessario esaminare l’oggetto e verificare le sigle e i numeri impressi sullo stesso.

Generalmente sul fondo dei contenitori sono rappresentati, singolarmente, i numeri 1 – 2 – 4 – 5, che attestano l’idoneità, dei materiali di cui sono composti, alla conservazione dei prodotti alimentari; mentre i prodotti riportanti i numeri 3 – 6 – 7 o eventualmente privi di qualsiasi simbolo, dovrebbero essere impiegati con particolare attenzione, in quanto non specificatamente indicati per l’utilizzo con gli alimenti.

Vediamo nel dettaglio, cosa indicano tali sigle.


plastiche alimenti

 

  • Numero 1: PET

PET è l’acronimo di polietilene tereftalato e viene indicato con il numero Uno. Il materiale PET generalmente viene utilizzato nella produzione di recipienti trasparenti monouso (bottiglie) per l’acqua, per le bibite e per alcuni cibi.

Gli alimenti conservati in nelle bottiglie di PET sono principalmente prodotti freddi, questo in quanto il calore, al contrario del freddo, potrebbe favorirne la degradazione dei materiali, ovvero facilitare il rilascio di sostanze nocive (antimonio e acetaldeide).

 

  • Numero 2: PE

PE, ossia polietilene ad alta densità, indicato anche come HDPE o numero 2 è un materiale plastico impiegato in ambito alimentare, ritenuto sicuro e resistente (adatto anche ai cibi caldi).

Il PE viene utilizzato soprattutto per la produzione di oggetti non trasparenti, come, ad esempio, i tappi per le bottiglie, i vasetti dello yogurt, i contenitori per il latte.

 

  • Numero 3: PVC

Il PVC – numero 3 – è un acronimo piuttosto conosciuto, non solo nel settore alimentare, ed è utilizzato per indicare il polivinile o V.

Questo materiale non deve essere impiegato per oggetti destinati ad entrare in contatto con gli alimenti in quanto ritenuto potenzialmente pericoloso, poiché capace di rilasciare ftalati.

Ma non è tutto: se tale materiale viene bruciato, libera diossina.

Il PVC, talvolta, viene utilizzato per la produzione di pellicole trasparenti, quelle impiegate persino per avvolgere gli alimenti, motivo per il quale si suggerisce di acquistare pellicole senza PVC e che non contengono ftalati.

 

  • Numero 4: LDPE

L’LDPE – numero 4 – indica il polietilene a bassa densità, che viene impiegato per la fabbricazione dei sacchetti freezer e de guanti monouso (quelli reperibili nel reparto ortofrutta dei supermercati). Non è adatto all’utilizzo con sostanze calde, né all’impiego di lunga durata.

 

  • Numero 5: PP

Polipropilene, detto anche PP e indicato con il numero 5, è la plastica per alimenti considerata più sicura.

Ampiamente utilizzata per la realizzazione di bottiglie trasparenti, per le vaschette con coperchio, sia robuste che sottoli, prodotti ritenuti idonei per essere riutilizzati, anche se solitamente essendo contenitori piuttosto leggeri tendono a rovinarsi rapidamente.

 

  • Numero 6: PS

Il PS è il conosciutissimo polistirolo, perfetto isolante termico utilizzato soprattutto per la conservazione del gelato. Alcuni scienziati ritengono che il polistirolo possa essere nocivo, in quanto soggetto al rilascio di materiale, quindi non può essere considerato totalmente sicuro.

 

  • Numero 7: Other

Al numero sette vengono ricondotti tutti quei materiali ritenuti potenzialmente pericolosi, come ad esempio il policarbonato, le resine epossidiche e la melammina.

Tali sostanze sono considerate non idonee in quanto tendenti a rilasciare sostanze nocive come il bisfenolo A e la formaldeide.

Il corretto uso della plastica per alimenti

 

La plastica per alimenti è sicura? non è un materiale che può essere considerato totalmente sicuro, quindi è bene seguire alcune indicazioni suggerite dall’Istituto Superiore di Sanità:

– evitare di introdurre i cibi caldi all’interno dei contenitori in plastica;

– utilizzare pellicole senza PVC e ftalati;

– non riutilizzare contenitori in plastica usurati;

– limitare l’uso della plastica.