Piano caldo 2026: torna l’emergenza temperature elevate
Con l’arrivo dell’estate 2026 tornano al centro dell’attenzione i rischi legati alle alte temperature nei luoghi di lavoro. Diverse Regioni italiane stanno infatti emanando ordinanze specifiche per limitare l’esposizione dei lavoratori al caldo estremo, soprattutto nelle attività svolte all’aperto o in ambienti particolarmente critici dal punto di vista microclimatico.
Il cosiddetto “Piano caldo 2026” si inserisce nel quadro delle misure di prevenzione previste dal D.Lgs. 81/08 e richiama le aziende a una gestione più attenta del rischio da stress termico, tema che negli ultimi anni ha assunto un’importanza crescente anche a causa dell’aumento delle ondate di calore.
Stress termico e rischio per i lavoratori
L’esposizione prolungata a temperature elevate può determinare effetti significativi sulla salute dei lavoratori, incidendo sia sul benessere fisico sia sulla sicurezza operativa.
Tra i principali effetti correlati al caldo eccessivo si riscontrano:
- disidratazione;
- affaticamento fisico e mentale;
- colpi di calore;
- riduzione dell’attenzione e aumento del rischio infortunistico;
- peggioramento di patologie pregresse.
Il rischio aumenta in presenza di attività fisicamente impegnative, utilizzo di DPI pesanti, esposizione diretta al sole, elevata umidità o ambienti scarsamente ventilati.
Le ordinanze regionali per l’estate 2026
Anche per il 2026 diverse Regioni stanno emanando ordinanze che limitano o vietano lo svolgimento di alcune attività lavorative nelle fasce orarie più calde della giornata, generalmente tra le 12:30 e le 16:00.
In Lombardia, la nuova ordinanza regionale prevede dal 10 giugno al 23 settembre 2026 il divieto di svolgimento delle attività lavorative all’aperto nelle giornate classificate a rischio “Alto” dal sistema Worklimate di INAIL e CNR.
I provvedimenti riguardano soprattutto:
- cantieri edili;
- agricoltura;
- florovivaismo;
- cave e attività estrattive;
- lavori stradali e attività outdoor;
- lavorazioni svolte in esposizione prolungata al sole.
Le ordinanze regionali fanno riferimento ai bollettini climatici e agli strumenti di monitoraggio del rischio da calore, come il progetto Worklimate di INAIL e CNR, utilizzato per valutare i livelli di esposizione nelle diverse aree territoriali.
I settori maggiormente coinvolti
Le aziende maggiormente interessate dalle misure emergenziali sono quelle che impiegano lavoratori in condizioni microclimatiche severe.
Tra i comparti più esposti rientrano:
- edilizia e cantieristica;
- manutenzioni esterne;
- agricoltura;
- trasporti e logistica;
- raccolta rifiuti;
- magazzini non climatizzati;
- cucine industriali e ambienti produttivi ad alta temperatura.
In questi contesti il rischio da calore deve essere valutato con particolare attenzione nel DVR aziendale.
Gli obblighi del datore di lavoro
Il D.Lgs. 81/08 impone al datore di lavoro l’obbligo di valutare tutti i rischi presenti nell’attività lavorativa, compresi quelli derivanti dal microclima e dalle condizioni ambientali.
In presenza di temperature elevate, il datore di lavoro deve adottare misure adeguate per ridurre l’esposizione dei lavoratori, tenendo conto di:
- temperatura;
- umidità;
- ventilazione;
- sforzo fisico richiesto;
- abbigliamento e DPI utilizzati;
- durata dell’esposizione.
Le eventuali ordinanze regionali rappresentano inoltre disposizioni cogenti che devono essere rispettate dalle aziende presenti sul territorio interessato.
Ordinanza Lombardia 2026: stop nelle ore più calde
La Regione Lombardia ha emanato una nuova ordinanza valida dal 10 giugno al 23 settembre 2026 che vieta le attività lavorative all’aperto tra le 12:30 e le 16:00 nei giorni classificati a rischio “Alto” dal sistema Worklimate di INAIL e CNR.
Il provvedimento interessa in particolare:
- cantieri edili;
- cave;
- agricoltura;
- florovivaismo.
L’obiettivo dell’ordinanza è ridurre il rischio di stress termico, colpi di calore e malori legati alle elevate temperature durante le attività svolte in esposizione prolungata al sole.
Misure organizzative e prevenzione
Tra le principali misure preventive adottabili rientrano:
- rimodulazione degli orari di lavoro;
- anticipazione delle attività nelle prime ore del mattino;
- aumento delle pause;
- disponibilità costante di acqua potabile;
- aree ombreggiate o climatizzate per il recupero;
- rotazione del personale;
- informazione e formazione sui sintomi dello stress termico.
Anche la sorveglianza sanitaria può assumere un ruolo importante per i lavoratori particolarmente sensibili o esposti a condizioni critiche.
Quando è necessario sospendere le attività
In presenza di rischio elevato segnalato dai bollettini meteo-climatici o di ordinanze regionali specifiche, alcune lavorazioni possono dover essere sospese temporaneamente.
La sospensione delle attività può risultare necessaria soprattutto quando:
- non è possibile ridurre adeguatamente il rischio;
- le temperature raggiungono livelli estremi;
- il lavoro richiede sforzo fisico intenso;
- mancano condizioni di protezione sufficienti.
In tali situazioni diventa fondamentale documentare le valutazioni effettuate e le misure adottate dall’azienda.
Il ruolo della valutazione del rischio microclimatico
Il tema del caldo estivo evidenzia ancora una volta l’importanza di una corretta valutazione del rischio microclimatico all’interno del DVR.
Una gestione efficace del rischio richiede:
- analisi delle mansioni esposte;
- individuazione dei periodi critici;
- procedure operative dedicate;
- aggiornamento delle misure preventive;
- coinvolgimento di RSPP e medico competente.
Le alte temperature non devono infatti essere considerate un evento eccezionale, ma un fattore di rischio sempre più strutturale da integrare nella normale organizzazione aziendale.
Come possono supportare aziende e professionisti
SQ+ supporta aziende e professionisti nella gestione del rischio da calore attraverso aggiornamento DVR, valutazioni microclimatiche, procedure operative, supporto normativo e formazione dei lavoratori.
L’analisi preventiva dei rischi e l’organizzazione delle attività durante i periodi di caldo intenso consentono di ridurre l’esposizione dei lavoratori e migliorare la conformità agli obblighi previsti dalla normativa vigente.
