È sempre più indiscutibile l’idea che la pandemia causata dalla diffusione del coronavirus avrà gravi ripercussioni sulla vita di tutti. Parliamo ovviamente delle conseguenze economiche, ma non solo.

Psicoterapeuti e psichiatri sono infatti scesi in campo per richiamare l’attenzione pubblica sulla salute mentale delle persone che, in conseguenza al Covid, hanno notato di avvertire una sempre più crescente tristezza.

Questa sembra poi tramutarsi in demotivazione e apatia verso la vita in generale, e soprattutto verso l’adozione delle misure di sicurezza e di salvaguardia della salute imposte dal Governo.

Vediamo dunque insieme cosa si intende per Pandemic Fatigue e quali comportamenti adottare per contrastarla efficacemente.

 

SOMMARIO:

Pandemic Fatigue: cos’è e come affrontarla con consapevolezza

La Pandemic Fatigue e quella sensazione di naturale stanchezza

3 fattori che indeboliscono il muro della solidità motivazionale di un individuo

Risvegliare la motivazione individuale è la chiave per risollevare il livello di attenzione

 

La Pandemic Fatigue e quella sensazione di naturale stanchezza

È chiamata Pandemic Fatigue ed è quella sensazione di naturale stanchezza e sfinimento dovuta a uno stato di crisi prolungato di cui non si intravede la fine.

La sua presenza ha purtroppo conseguenze affatto trascurabili. La Pandemic Fatigue tende infatti ad abbassare il livello di allerta e si traduce in una crescente demotivazione da parte delle persone nel mettere in atto i comportamenti protettivi raccomandati per la tutela della salute dei singoli e delle comunità.

Specifici messaggi, che all’inizio della crisi pandemica sono entrati dirompenti nella nostra quotidianità, come:

  • lavarsi spesso e accuratamente le mani per almeno 10 secondi
  • indossare le mascherine, soprattutto nei luoghi pubblici
  • mantenere il distanziamento fisico, anche tra parenti e amici

sembrano aver perso di forza ed essere sempre meno rilevanti, oltre che meno ascoltati e messi in atto. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito la Pandemic Fatigue come una reazione prevedibile e naturale del comportamento umano, stimando che ben il 60% dei cittadini europei ne è affetto.

La sua presenza, infatti, non stupisce i professionisti del settore: tale demotivazione è naturale, anzi ci si aspetta che sia così in fase di crisi. All’inizio di una qualunque situazione critica le persone attivano un sistema di adattamento mentale e fisico per contrastare nel breve termine le situazioni di forte stress.

Ma, quando la situazione si protrae nel tempo, le persone devono adottare un diverso stile di gestione. Ed è qui che stanchezza sia fisica sia mentale fanno la loro comparsa, abbassando il livello di guardia e aumentando il rischio di esposizione.

3 fattori che indeboliscono il muro della solidità motivazionale di un individuo

Da un’analisi sulle motivazioni individuali è emerso che le sue componenti fortemente influenzate dal perdurare della pandemia sono soprattutto tre:

  1. l’indebolimento della percezione della minaccia virale: le persone si sono abituate all’esistenza del virus, anche se i dati epidemiologici non sono ancora – a oggi – così positivi;
  2. l’aumento della sensazione di perdita “della propria vita”: a lungo andare e man mano che le persone sperimentano le conseguenze delle restrizioni a livello personale e sociale, accade che l’equilibrio cambia e i costi percepiti della risposta possono iniziare a superare i rischi percepiti legati al virus;
  3. il forte desiderio di libertà: cresce sempre più con il prolungarsi delle restrizioni, aumentando la sensazione di perdita di controllo sulle proprie vite.

Questo breve riassunto è il punto di partenza per elaborare le azioni e i messaggi necessari a riattivare un maggiore coinvolgimento della popolazione nella messa in atto dei comportamenti protettivi.

Risvegliare la motivazione individuale è la chiave per risollevare il livello di attenzione

Abbiamo visto che la partita si gioca a livello motivazionale: è questa la chiave affinché le persone non abbassino la guardia, anche con il protrarsi della situazione di emergenza.

Ma come o cosa fare per mantenere e rinvigorire il sostegno e l’adesione delle popolazioni ai comportamenti raccomandati? Di seguito vi proponiamo 3 strategie che i governi potrebbero adottare:

·       Riconoscere ed affrontare le esperienze di disagio delle persone

Conoscere e riconoscere i disagi fisici, mentali, sociali ed economici che le persone stanno affrontando in questo periodo di crisi pandemica è il primo passo per trovare soluzioni valide contro la Pandemic Fatigue.

La pandemia e le sue restrizioni hanno infatti portato stress, solitudine, noia, causando un impatto negativo sul benessere e sulla salute mentale di molti.

Comprendere queste cause e conoscere coloro che stanno sperimentando la demotivazione, individuando le barriere e i fattori che influiscono sulla loro capacità o volontà di assumere comportamenti protettivi, favorisce la personalizzazione degli interventi e dei messaggi comunicativi.

Va da sé che un’attenta analisi e considerazione di questi elementi può condurre sia a un maggior successo delle campagne di sensibilizzazione, sia a un miglior rapporto costo/efficacia di politiche, interventi e comunicazione.

·       Coinvolgere le persone rendendole parte della soluzione

L‘impegno richiesto alle persone dovrebbe essere presentato in modo positivo, evidenziando il ruolo che i singoli possono assumere per il benessere dell’intera comunità.

Promuovere l’auto-efficacia, il senso di appartenenza e l’utilizzo della narrazione attraverso le storie di testimonial della comunità rafforza infatti il loro coinvolgimento. E al tempo stesso combatte quella frustrante sensazione di sottomissione che spesso accompagna l’adozione di regole e comportamenti imposti dall’alto.

·       Permettere alle persone di vivere le proprie vite, riducendone i rischi

Il protrarsi della pandemia aumenta la sensazione di “perdere il controllo” delle proprie vite e delle proprie abitudini. La diretta conseguenza è la demotivazione ad adottare e seguire costrizioni troppo rigide.

Per incentivare un nuovo coinvolgimento attivo da parte della popolazione, la soluzione potrebbe essere quella di adottare nuovamente comportamenti che in precedenza erano vietati ma in modo più sicuro e riducendone i rischi. In questo caso, il messaggio si trasforma quindi dal “vietato fare” al “fare in modo differente”.