Purtroppo non se ne parla ancora abbastanza ma le microplastiche sono una forma di inquinamento molto dannosa e, ahinoi, anche molto diffusa.

Sicuramente più di quanto si pensi. Sono infatti sempre più numerose le ricerche e gli studi scientifici che rivelano la presenza di microplastiche anche laddove non si sarebbe mai pensato. Un esempio? I molluschi come le cozze. E ancora l’acqua potabile della California e di New York.

La situazione che si prospetta è quindi tutt’altro che felice: non solo un enorme danno alla salute ambientale e dell’uomo, ma c’è anche la beffa, ovvero la mancanza di metodi di analisi standardizzati per capire meglio a che punto è la contaminazione. Anche se, per fortuna, non mancano le proposte innovative.

Come quella dell’Università di Rochester che, per analizzare l’acqua potabile di New York, ha fatto ricorso all’uso di nano-membrane di silicone, un metodo economico, affidabile e utile anche in presenza di piccolissimi inquinanti. Ma analizziamo più in dettaglio i risultati delle analisi condotte sulle cozze e sull’acqua potabile americana.

 

SOMMARIO:

Monitorare le microplastiche per salvaguardare la salute del Pianeta: cozze e acqua

Cozze e microplastiche: un esame tedesco ne rivela l’inaspettata contaminazione

Microplastiche, acqua potabile e in bottiglia: le analisi americane parlano chiaro

 

Cozze e microplastiche: un esame tedesco ne rivela l’inaspettata contaminazione

Il monito sull’inquinamento causato dalle microplastiche arriva direttamente dai ricercatori dell’Università di Bayreuth, in Germania, i quali hanno analizzato quattro tra le tipologie di cozze più consumate nel mondo:

  • il Mytilus edulis europeo
  • il Perna canaliculus della Nuova Zelanda
  • il Parataes Ondulatus del sud est asiatico
  • il Venerupis philippinarum dell’Oceano Pacifico

Il risultato dell’analisi ha lasciato senza parole: i molluschi, prelevati in 12 Paesi, sono risultati tutti contaminati da microplastiche. Di queste ne sono state identificate 9 tipologie differenti, le più comuni delle quali erano il polietilene tereftalato (Pet) e il polipropilene (PP).

La quantità di microplastica presente in un grammo di polpa di cozze è compresa tra 0,13 e 2,45 microparticelle (dal diametro molto variabile, compreso tra i 3 millesimi e i 5 millimetri) e senza incisive distinzioni tra molluschi allevati e selvatici.

L’esito raccolto ha inoltre evidenziato come le cozze del Nord Atlantico e del Sud Pacifico fossero le più contaminate a confronto con le altre.

·       La procedura di analisi

Lo studio condotto sulle cozze ha riscosso grande attenzione anche per la procedura d’analisi adottata: una tecnica spettrometrica combinata con un algoritmo in grado di elaborare l’enorme quantità di numeri raccolti.

Visto che, come accennato all’inizio, oggigiorno manca una metodologia la cui validità è riconosciuta universalmente, quello adottato dai ricercatori tedeschi mostra il vantaggio di poter essere considerato un metodo standard anche per il futuro per giungere a misurazioni tutte confrontabili, in qualunque parte del mondo si decida di effettuarle.

Microplastiche, acqua potabile e in bottiglia: le analisi americane parlano chiaro

Non dimentichiamo, inoltre, delle microplastiche trovate nell’acqua potabile della California e di New York. In entrambi i casi, i test hanno rilevato la presenza di microplastiche oltre i limiti previsti per la tutela della salute dei consumatori.

Tuttavia, parlando della contaminazione da microplastiche dell’acqua potabile, è bene sottolineare anche un altro interessante aspetto. Nonostante l’ormai riconosciuto inquinamento dell’acqua potabile, questa risulta comunque più sicura e migliore dell’acqua nelle bottiglie di plastica.

Alcune analisi condotte dai ricercatori della State University of New York at Fredonia hanno infatti rilevato che l’acqua in bottiglia può contenere in media una quantità di microplastiche doppia rispetto a quella rilevata nell’acqua del rubinetto: nel 93% delle bottiglie analizzate sono state trovate tracce di plastica, per una media di 10,4 particelle per litro contro le 4,45 dell’acqua di rubinetto.

Inoltre nel 54% dei casi si trattava di propilene, lo stesso materiale utilizzato per la produzione dei tappi.