Ultimamente nel capoluogo lombardo si sono verificati numerosi casi di una intossicazione derivante dall’assunzione della pietanza giapponese. Il problema sarebbe nel contenuto di istamina dell’alimento, che può provocare un avvelenamento i cui sintomi principali sono rash, nausea e mal di testa.

Un tempo il sushi era considerato un piatto esotico, difficile da trovare sulle nostre tavole o anche nei ristoranti: oggigiorno, al contrario, in quasi ogni città fioccano gli «all you can eat», dove poter godere delle prelibatezze giapponesi a prezzo contenuto e, soprattutto, fino a scoppiare. Il successo di questo genere di ristorazione è stato davvero incredibile, sebbene ci sia sempre qualcuno che muova obiezioni circa la qualità dell’alimento proposto e le condizioni igieniche in cui vengono cotte le pietanze. E in effetti un certo scetticismo sembrerebbe essere giustificato se è vero che, come riporta Repubblica, a Milano sono aumentati i casi di «mal di sushi»: un modo appropriato per definire la sindrome sgombroide, che ha colpito molte persone residenti nel capoluogo lombardo.

Questa condizione colpisce in particolar modo quelle persone che mangiano tonno o pesce in generale mal conservato: si manifesta con rossore della pelle sul viso e sul collo, nausea, mal di testa. Nei casi più gravi può addirittura produrre un rigonfiamento della glottide a causa di un edema, cosa che può provocare soffocamento. Il pericolo per il nostro organismo risiederebbe nei batteri cosidetti istaminogeni, ovvero quei germi presenti in pesci come sgombri, tonni, aringhe o sardine in grado di trasformare l’amminoacido istidina in istamina. L’istamina è anch’essa un amminoacido presente in grandi quantità nel nostro organismo: risulta coinvolta in vari processi chimici, come le risposte allergiche e quelle immunitarie.

Tuttavia, assumere troppa istamina può provocare i sintomi d’avvelenamento causati dalla sindrome sgombroide, ed elencati in precedenza. Solitamente la condizione si manifesta già a 20-30 minuti dall’ingestione, e si esaurisce nel giro di 24 ore. Come evitare questa intossicazione? La conservazione del pesce gioca, ovviamente, un ruolo fondamentale: occorre infatti mantenere un ambiente il più igienico possibile durante le operazioni di lavorazione, e procedere il prima possibile con la refrigerazione. Il problema è che, dietro un semplice sushi, esistono una quantità di soggetti coinvolti non indifferente: magari, anche laddove il ristoratore conservi il cibo in maniera impeccabile, chi l’ha pescato può non aver seguito le stesse accortezze.

Fonte: SaluteIlGiornale