Tra i tanti temi discussi durante la COP 26, a novembre 2021, è stato stipulato il patto Global Methane Pledge per la riduzione delle emissioni di metano nell’atmosfera.

L’accordo è stato firmato da più di 100 Paesi tra cui l’Europa che si è presa l’impegno a ridurre le emissioni di metano entro il 2030.

Le emissioni di metano delineano il 5% di quelle globali, nello specifico: il 27% si riferisce ai rifiuti, il 13% deriva dal settore energetico, e il restante 53% dal settore agricolo.

L’obiettivo però è difficilmente raggiungibile a meno che non ci sia una rivoluzione realmente drastica, perché con le tempistiche attuali e seguendo lo stesso ritmo, le emissioni che vengono prodotte dagli allevamenti diminuiscono ad una percentuale troppo bassa rispetto a quanto prefissato.

Prima di entrare nel focus dell’argomento, è importante comprendere il motivo di tale urgenza.
Nel prossimo paragrafo verrà dunque affrontato il motivo dell’impellente bisogno della riduzione del gas metano.

L’importanza e l’urgenza della riduzione del gas metano

Il gas metano viene considerato per il 30% il responsabile del riscaldamento globale odierno soprattutto se contrapposto al periodo preindustriale.

L’urgenza per la riduzione del metano (CH4) nasce dalla consapevolezza dell’effetto negativo che provoca all’atmosfera. Il metano contribuisce in maniera significativa nel breve termine ad un effetto serra importante, che per quanto abbia una permanenza in atmosfera breve è molto più forte rispetto alla CO2.

Nonostante la sua presenza e permanenza sia di 12 anni contro un centinaio della CO2, il metano ha la capacità di ingabbiare il GWP (il calore) pari a 28 volte in 100 anni.

Come già detto, questo gas viene prodotto dalle discariche, dagli allevamenti, dall’agricoltura e in particolare nel settore dell’oli&gas.

Negli ultimi due secoli i valori atmosferici della presenza di metano hanno subito un’impennata del 150% con un considerevole aumento dall’inizio degli anni 2000.

Il gas metano che emette l’Unione Europea per la maggior parte riguarda le attività agricole, combustibili fossili e rifiuti ed è proprio su questi che bisogna intervenire.

Come intervenire? Nel prossimo paragrafo parleremo delle soluzioni drastiche che si dovrebbero adottare per far sì che l’Europa possa raggiungere il suo obiettivo.

I cambiamenti drastici che dovrebbe effettuare l’Europa

Per essere efficaci nella riduzione delle emissioni di metano, una tra le azioni importanti che bisognerebbe realizzare sono delle attuazioni di politiche che indirizzano a rispettare delle misure comportamentali del settore dell’allevamento. Dunque, una drastica modifica alle abitudini alimentari dei cittadini europei.

Vediamo nel dettaglio nel prossimo paragrafo quali sono i comportamenti che dovrebbero adottare i cittadini europei per ridurre l’emissione di gas metano.

Cosa possono fare i cittadini europei?

I cittadini europei in base a quanto appena esposto dovrebbero iniziare a cambiare determinate abitudini alimentari. Infatti, se i cittadini si impegnassero a ridurre il consumo di carne, latte e derivati le emissioni di metano si ridurrebbero del 30% entro il 2030. Questo comportamento, se considerato e realizzato da almeno la metà degli europei farebbe calare la temperatura.

Come dovrebbero comportarsi i settori?

Ovviamente lo sforzo non è solo dei cittadini europei ma anche delle attività di allevamento, che se utilizzassero il letame al meglio e diminuissero gli sprechi o, ancor meglio, si azzerassero, la temperatura potrebbe arrivare a calare con una stima tra il 38 e il 47%.

La Commissione e i singoli Stati, come già detto, dovrebbero elaborare un sistema che consideri l’emergenza del metano e la scienza che proviene dalle attività agricole.

I commercianti inoltre, dovrebbero focalizzarsi sulla qualità dei prodotti e non sulla quantità a basso prezzo, solo in questo modo si può stimolare il cittadino a cambiare la visione che ha sul cibo, facendolo puntare sulla qualità dello stesso.

Finlandia: stato membro da cui prendere esempio

Negli ultimi 60 anni, la Finlandia si è dimostrata capace nella riduzione delle emissioni di gas. Infatti, tra il 1960 e il 2020 è riuscita ad abbattere le emissioni dovute all’allevamento di vacche per la produzione del latte.

La Finlandia si è concentrata ed è intervenuto:

  • Riducendo la mandria;
  • Prestando attenzione nella gestione del letame.
  • Nel benessere dell’animale;
  • Nella composizione dei mangimi;
  • Migliorando i passaggi produttivi della filiera;

La Finlandia, prestando attenzione ai punti sopra elencati, oggi produce non solo più latte rispetto al passato ma, ha anche ridotto l’emissione del metano perché le mucche ne producono un quantitativo rilevantemente ridotto.

Noi di SQPiù siamo un’azienda che ci tiene in particolar modo all’alimentazione e all’ambiente, noi pensiamo che solo con cura, determinazione e attenzione da parte di tutti si possa migliorare lo stato attuale del pianeta.

L’Europa oggi, anche se non di molto, è l’unica regione del mondo ad aver ridotto le emissioni di gas metano. Dunque, se si vuole arrivare all’obiettivo prestabilito come pattuito entro il 2030, è importante e tempestiva un’azione che acceleri questa tendenza al ribasso.