Quello della salvaguardia della salute ambientale è un problema sempre in prima linea.

Non è un segreto che fiumi, laghi, acque marine costiere e falde sotterranee sono state per decenni utilizzati come canali di smaltimento dei rifiuti industriali, agricoli e zootecnici. Nonostante i progressi fatti, tonnellate di sostanze chimiche, metalli pesanti e pesticidi sono ancora oggi rilasciati nelle acque.

Un processo di eliminazione delle sostanze di rifiuto che, neanche a dirlo, avviene in maniera “più o meno legale” tanto che in “soli” 11 anni nei corpi idrici italiani sono state riversate oltre 5.600 tonnellate di sostanze chimiche.

Ed è proprio quando sembra che ci si dimentichi dell’importanza di preservare la purezza dell’acqua che Legambiente torna a farsi sentire. E lo fa a gran voce.

 

Sommario:

Legambiente lancia l’allarme rosso: attenzione all’inquinamento idrico

Legambiente e il rapporto sull’inquinamento dell’acqua

Storie italiane di inquinamento idrico: Legambiente ne traccia almeno 46

Inquinamento chimico delle acque: un problema ambientale da non sottovalutare

 

Legambiente e il rapporto sull’inquinamento dell’acqua

È passato appena un mese (parliamo quindi di giungo 2020) da quando Legambiente ha rilasciato “H2O – La chimica che inquina l’acqua”: il report in cui l’associazione ambientalista prende in esame non solo gli impatti chiave che i cambiamenti climatici avranno sul nostro Pianeta, ma anche l’importanza di adottare strategici piani d’azione volti a promuovere un modello di sviluppo sostenibile.

In questo report, Legambiente ribadisce «la necessità di tutelare i corpi idrici» poiché «in questo scenario l’acqua assume un ruolo strategico e prioritario da tutelare, preservare e garantire per tutti i suoi usi».

Il report quindi parla chiaro: lo stato chimico delle acque rappresenta una delle maggiori criticità nel panorama dell’eco-sostenibilità ambientale poiché, come già anticipato, molti bacini idrici, dai fiumi ai laghi fino alle acque marine costiere, sono state per decenni utilizzate come discariche.

 

Storie italiane di inquinamento idrico: Legambiente ne traccia almeno 46

All’interno del rapporto, Legambiente raccoglie anche le storie italiane di inquinamento che ha seguito nel corso degli anni.

Ne è un esempio la contaminazione da glifosato, molto diffusa in tutte le regioni che ne effettuano il monitoraggio. In Lombardia, Piemonte, Sicilia, Toscana e Veneto, ad esempio, l’inquinante era presente nel 68% delle acque superficiali analizzate, causando il superamento dei limiti di pesticidi del 24%. Basti pensare che solo in Emilia Romagna, regione che ha iniziato a tenere sotto controllo i livelli di glifosato nelle acque solo a metà del 2018, ben 44 stazioni di rilevamento su 50 superavano il limite cautelativo.

Un altro caso posto sotto i riflettori è quello legato all’inquinamento da Pfas, sostanze perfluoroalchiliche utilizzate per la realizzazione di numerosi prodotti come impermeabili e pentole antiaderenti.

Nel 2011, in Veneto è stata riscontrata una contaminazione da Pfas nelle acque del bacino Agno Fratta Gorzone, area compresa tra le province di Vicenza, Verona e Padova. Non pensiamo tuttavia che la contaminazione da Pfas interessi solamente il Veneto: numerosi, infatti, i casi anche in Lombardia e in Piemonte.

 

Inquinamento chimico delle acque: un problema ambientale da non sottovalutare

C’è da dire che, sebbene si tratti di una magra consolazione, l’inquinamento dei bacini idrici non è una questione esclusivamente italiana: un report del 2018 dell’Agenzia Europea dell’Ambiente ha evidenziato come il 46% dei corpi idrici superficiali europei non sia in buono stato di salute chimica. La causa è da imputare a 3 categorie di sostanze:

  • il mercurio e i suoi composti
  • gli idrocarburi policiclici aromatici
  • i polibromurati difenile

«Basti pensare che secondo l’ultimo report del Joint Research Centre (JRC) della Commissione europea, nel mondo ci sono oltre 131 milioni di sostanze chimiche registrate e solo 387.150 di queste sostanze sono in qualche modo regolate nei mercati internazionali.

L’inquinamento chimico delle acque viene definito, sempre secondo il JRC, come uno dei principali problemi ambientali nel mondo» asserisce Legambiente all’interno del suo rapporto. L’associazione dichiara inoltre che la percentuale di emissioni è, in linea generale, così suddivisa:

  • l’81% è costituito dai metalli pesanti, soprattutto zinco, nichel e rame
  • un altro 15% è legato ad “altre sostanze organiche”, come fenoli e nonilfenoli
  • un restante 3% è legato a sostanze organiche clorurate, come composti organici alogenati, tri- e diclorometano
  • l’ultimo 0,2% è legato a pesticidi, come esaclorocicloesano, Aldrin e Dieldrin

In conclusione, attraverso questo report, Legambiente punta i riflettori sull’inquinamento chimico delle acque, facendo un focus sulle principali sostanze inquinanti ma anche raccontando storie e casi reali.

L’obiettivo è onorevole: non soltanto fotografare una situazione realistica, ma soprattutto sensibilizzare tutti – istituzioni e persone, visto che il rapporto è pubblico – su un problema esistente e che ci riguarda in prima persona, oltre che sulle possibili soluzioni da intraprendere. Perché solamente con la consapevolezza è possibile attuare un cambiamento.