L’AI Act applicato ai rider, cos’è e come funziona

L’Artificial Intelligence Act, che dovrebbe essere approvato dal Parlamento Europeo nell’aprile 2024, mira tra le altre cose ad assicurare che i sistemi AI utilizzati all’interno dell’Unione Europea siano completamente in linea con i diritti e i valori dell’UE, garantendo la sicurezza, la privacy e la trasparenza.

Dopo lo stop di Italia e Francia e due anni di negoziati, infatti, la prima legge europea che affronta i diritti e le tutele dei lavoratori delle piattaforme digitali, a partire da rider e tassisti, ha ricevuto il disco verde. Parlamento e governi Ue hanno trovato l’intesa sulla direttiva proposta dalla Commissione europea nel 2021 con lo scopo di migliorare le condizioni di lavoro del settore.

La direttiva affronta anche la questione degli algoritmi usati dalle piattaforme per monitorare i lavoratori e compiere delle scelte sul loro utilizzo. Le nuove norme obbligano le aziende a prevedere una “supervisione umana dei sistemi automatizzati per garantirne la conformità alle condizioni di lavoro” e danno ai lavoratori “il diritto di contestare le decisioni automatizzate, come la chiusura o la sospensione degli account”. Inoltre, le piattaforme non potranno trattare dati sullo stato emotivo o psicologico di qualcuno o utilizzare strumenti di intelligenza artificiale per prevedere, ad esempio, se i lavoratori intendono aderire a un sindacato o scioperare. Le persone che lavorano attraverso le piattaforme manterranno il diritto di trasferire i propri dati da una piattaforma all’altra, garantendo la portabilità dei dati e la possibilità di spostarsi senza problemi tra le piattaforme.

Rider, libero professionista o dipendente?

La direttiva europea sul lavoro su piattaforma mira a garantire che le persone che lo svolgono siano classificate correttamente come lavoratori dipendenti e a correggere il falso lavoro autonomo.

La nuova legge introduce una presunzione di rapporto di lavoro subordinato (in contrapposizione al lavoro autonomo) che scatta in presenza di fatti che indicano controllo e direzione, in base alla legge nazionale e ai contratti collettivi in vigore, nonché tenendo conto della giurisprudenza della Corte di giustizia europea. La direttiva obbliga i Paesi dell’UE a stabilire una presunzione legale di lavoro subordinato a livello nazionale, con l’obiettivo di correggere lo squilibrio di potere tra la piattaforma e la persona che svolge il lavoro sulla piattaforma. Stabilendo una presunzione effettiva, gli Stati membri renderanno più facile correggere il falso lavoro autonomo. L’onere della prova spetta alla piattaforma, il che significa che quando la piattaforma vuole confutare la presunzione, spetta a lei dimostrare che il rapporto contrattuale non è un rapporto di lavoro.

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