In Italia è comune pensare a quanto lo Stato ci chieda di “investire” a titolo di azienda nella salute e sicurezza sul lavoro. In pochi però si chiedono quanto lo Stato stesso spenda per gli infortuni e quanto invece, mettendo in atto una corretta gestione a riguardo, potrebbe essere di grande utilità per l’azienda stessa.

L’intento del nostro articolo è proprio quello di effettuare un’analisi più approfondita sul tema degli infortuni sul lavoro in Italia. Cercheremo perciò di vedere quanto costa un infortunio sul lavoro. Forniremo inoltre alcune informazioni sul tema utili per qualsiasi impresa, a partire da quanto previsto dall’INAIL rispetto all’infortunio sul lavoro e alla prevenzione dello stesso.

Sommario:

Quanto costa un infortunio sul lavoro in Italia?

Costi socio-economici degli infortuni sul lavoro

Infortuni mortali sul lavoro in Italia ogni anno: quanti sono?

Altri dati INAIL utili per le imprese

INAIL, infortunio sul lavoro e prevenzione: l’oscillazione per prevenzione

Gestione della sicurezza nei luoghi di lavoro: l’importanza della valutazione di tutti i rischi

Consulenza per la salute e la sicurezza sul lavoro: rivolgiti all’esperienza di SQ Più

 

Costi socio-economici degli infortuni sul lavoro

Quanto costa un infortunio sul lavoro? Al di là delle questioni di carattere più strettamente economico, i costi correlati agli infortuni sul lavoro e, in generale, alle malattie professionali in termini sociali possono essere considerati incommensurabili. Difatti, le attività svolte ogni giorno negli ambienti lavorativi possono in molti casi produrre effetti devastanti sulla vita dei lavoratori e delle loro famiglie, influendo negativamente sulla stessa efficienza e sulla produttività delle aziende.

L’incidenza degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali impatta in maniera pesante anche sui sistemi di sicurezza sociale. I costi legati ai sussidi di disabilità e di invalidità derivanti da problematiche verificatesi durante l’attività lavorativa, d’altronde, gravano inevitabilmente sui sistemi sanitari e assicurativi pubblici che, come ben sappiamo, sono supportati dall’intera cittadinanza nel suo complesso.

Le cifre degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali – quelle ufficiali perché, è cosa nota, ve ne sono anche di sommerse – sono impressionanti. Si stima che a livello globale muoiano almeno 2,3 milioni di persone ogni anno per cause interdipendenti dalle attività lavorative. Accanto ai morti sul lavoro o a causa del lavoro, c’è un numero altrettanto sconcertante di persone che restano vittime di infortuni. Se ne contano oltre 300 milioni.

Calcolare le conseguenze devastanti che ne derivano tanto per i lavoratori coinvolti quanto per le loro famiglie non è un’impresa semplice. Oltre ai danni fisici e materiali si possono annoverare anche importanti effetti negativi che riguardano la salute mentale delle persone interessate da incidenti professionali. Caso tipico è quello in cui le vittime possono perdere fiducia, compromettendo in maniera permanente le rispettive capacità a operare con efficienza. Altro fenomeno caratteristico che può presentarsi a seguito di infortuni sul lavoro è l’insorgere di stati depressivi, soprattutto nei casi in cui le conseguenze sulla salute risultino durature nel tempo.

Sono molti i casi in cui i costi totali derivanti dagli infortuni e dalle malattie sul lavoro vengono sottostimati per le motivazioni più svariate:

  • perché sono esterni rispetto all’impresa coinvolta;
  • perché sono difficili da riconoscere e da quantificare pur essendo interni (come, ad esempio, nel caso delle ore di lavoro perse, delle perdite a livello di produttività e operatività ecc.).

Per farsi un’idea più esatta del contesto, è sufficiente pensare che i costi indiretti delle malattie professionali possono essere da quattro a dieci volte superiori a quelli diretti e chiaramente identificabili.

A ogni modo, un dato è lampante. Dal quadro emerge con evidenza il peso economico-sociale derivante dagli incidenti e dalle malattie che scaturiscono dagli ambienti professionali. Un dato che mette in luce come le prassi relative alla salute e alla sicurezza sul lavoro adottate dalle aziende risultino spesso inadeguate.

Infortuni mortali sul lavoro in Italia ogni anno: quanti sono?

Compiuta un’analisi del contesto internazionale, cerchiamo a questo punto di farci una visione sugli infortuni mortali sul lavoro in Italia che si producono ogni anno. Dati INAIL risalenti al 2020 ci dicono come in un quinquennio (esattamente dal 2015 al 2019), nel nostro Paese si siano verificati ogni anno mediamente 642 mila incidenti sul lavoro.

Se si guarda alle vittime, si osserva che in media ci sono stati 1.072 morti sul lavoro all’anno, senza particolari differenze tra un anno e l’altro. Coinvolti negli infortuni sul lavoro sono in particolar modo gli uomini. Nel quinquennio considerato, gli incidenti hanno riguardato 1,15 milioni donne e 2,06 milioni lavoratori di sesso maschile. Anche rispetto alle morti sul lavoro gli uomini risultano decisamente più coinvolti rispetto alle donne: 4.869 contro 489. La differenza si deve con ogni probabilità ai lavori diversi svolti dai due generi.

Altro dato interessante relativo agli infortuni mortali che si producono in Italia ogni anno riguarda la distribuzione geografica. I morti sul lavoro sono più numerosi nelle Regioni del Nord rispetto a quelle del Sud, così come accade per ciò che riguarda il numero degli infortuni.

Altri dati INAIL utili per le imprese

I dati INAIL presentano ulteriori informazioni che possono essere molto interessanti sotto il profilo analitico per qualsiasi datore di lavoro che debba adottare delle idonee misure per la gestione della salute e della sicurezza nei propri ambienti professionali.

Per le proprie analisi interne, l’INAIL utilizza un codice identificativo dell’infortunato. Il codice in questione permette di conoscere quanti infortuni ha subito lo stesso lavoratore nel quinquennio preso in esame. Dall’analisi emerge come nel periodo considerato sono stati 380 mila i lavoratori che si sono infortunati almeno due volte.

Dai dati si evince inoltre che:

  • ben 229 lavoratori hanno subito tra i 10 e i 19 incidenti;
  • la maggior parte degli incidenti avviene senza mezzi di trasporto:
  • sono stati erogati 1,6 milioni di indennizzi in temporanea (per chi non può lavorare per più di tre giorni), 123 mila in capitale (per chi non può più lavorare), 33 mila in rendita diretta (in base al grado di menomazione) e 2.700 in rendita a superstiti (destinati ai familiari del lavoratore deceduto);
  • circa 1,45 milioni di lavoratori non hanno ricevuto nulla.

Gli infortuni sul lavoro sono per di più divisi per settore. Nel quinquennio preso in esame, il terziario risulta il più colpito, segue a ruota l’industria, mentre al terzo posto si colloca l’artigianato.

INAIL, infortunio sul lavoro e prevenzione: l’oscillazione per prevenzione

Quanto costa un infortunio sul lavoro in Italia

I dati citati poc’anzi evidenziano con estrema chiarezza come avere un quadro chiaro dei costi degli infortuni e delle malattie professionali risulti fondamentale per tutti gli attori coinvolti nel processo lavorativo. In primis per il datore di lavoro, in considerazione del fatto che mettersi in regola con la sicurezza è un obbligo di Legge per tutte le imprese ma anche del fatto che – dettaglio di cruciale rilevanza – in gioco c’è l’incolumità dei propri collaboratori.

Avere una visione approfondita di quanto costi un infortunio sul lavoro nel nostro Paese sotto tutti i punti di vista (da quello economico a quello sociale) è inoltre essenziale per i responsabili politici, i lavoratori, i ricercatori e qualsiasi altra figura che si occupa di salute e di sicurezza sul lavoro. Tali stime possono difatti essere di grande supporto per stabilire le priorità nell’assegnazione delle risorse da dedicare ai vari ambiti da tenere in considerazione, prima tra tutti la prevenzione.

A oggi il costo sociale degli infortuni sul lavoro in Italia è stimato intorno ai 104 miliardi di euro, pari a oltre il 6% del PIL. Tale costo è suddivisibile in tre tipologie:

  • costo assicurativo;
  • costo prevenzionale;
  • costi indiretti.

Da alcuni anni a questa parte, nella ripartizione dei costi l’interesse è focalizzato in particolar modo sulla prevenzione. Interesse che tende ad aumentare, facendo diminuire in maniera più che proporzionale le altre due componenti. Tale ripartizione di quote, privilegiando la prevenzione, risulta conveniente, sia per l’INAIL che per le singole aziende, poiché si dimostra una carta vincente per ridurre i rischi del lavoro e i costi connessi a tali rischi.

L’impegno INAIL si concretizza attraverso una struttura tariffaria che prevede una riduzione del premio assicurativo, mirata alle aziende “virtuose”, nonché una serie di incentivi alle imprese per la realizzazione di interventi in materia di salute e sicurezza sul lavoro (art. 11, comma 5 del D.Lgs. 81/08 e D.Lgs. 106/09).

Il tasso aziendale che viene comunicato alle imprese è legato al fenomeno infortunistico, vale a dire che viene pagato in base alla rilevanza dei fenomeni infortunistici avvenuti, rispetto alla media del settore: nel dettaglio, viene fatto un rapporto tra il tasso medio del settore e quello specifico dell’azienda e tale confronto determina l’aumento o la riduzione del tasso comunicato.

L’oscillazione riscontrata ha rilevanza sui comportamenti pregressi: dal 2000 è stata istituita l’oscillazione di settore, la cosiddetta “oscillazione per prevenzione”, che cerca di evitare l’accadimento degli infortuni, mirando a stimolare comportamenti virtuosi. Pertanto, l’INAIL premia con uno sconto le aziende che eseguono interventi per il miglioramento in materia di sicurezza e di igiene nei luoghi di lavoro, in aggiunta a quelli minimi previsti dalla normativa vigente.

Possono presentare domanda per fruire del premio, le aziende in possesso dei requisiti per il rilascio della regolarità contributiva e assicurativa e in regola con le disposizioni obbligatorie in materia di prevenzione degli infortuni e di igiene e sicurezza del lavoro.

Gestione della sicurezza nei luoghi di lavoro: l’importanza della valutazione di tutti i rischi

Riassumendo brevemente quanto abbiamo potuto appurare fino a questo momento, la gestione della sicurezza è un obiettivo di primaria importanza per ogni impresa. La prevenzione resta l’arma principale per metterla in atto.

A stabilirlo, del resto, è la Legge stessa che impone a qualsiasi datore di lavoro di compiere un’attenta valutazione di tutti i rischi correlati alle attività lavorative, adottando di conseguenza le opportune misure di sicurezza necessarie a tutelare i lavoratori mentre sono impegnati nelle loro rispettive mansioni.

Particolare rilievo nella gestione della sicurezza nei luoghi di lavoro ha la fase iniziale di valutazione di tutti i rischi presenti. Non a caso, si tratta proprio del primo dovere che viene imposto dalla normativa attuale a ogni contesto professionale. Nella valutazione di tutti i rischi che possono coinvolgere i lavoratori, il datore di lavoro deve più esattamente tenere in considerazione:

  • i rischi ordinari della determinata area professionale in cui il lavoratore si trova a svolgere ogni giorno le sue mansioni:
  • i rischi specifici ovvero i rischi propri del contesto in cui viene realizzata l’attività lavorativa;
  • i rischi da interferenza ossia tutti i rischi derivanti dallo svolgimento di una mansione professionale in un particolare contesto in cui va a interferire con altre tipologie di attività ivi svolte.

Una volta effettuata la valutazione di tutti i rischi, il passo successivo consiste nell’elaborazione di un documento che contenga anche tutte le misure che il datore di lavoro intende adottare per eliminarli o ridurli.

La Legge prevede inoltre che valutazione dei rischi debba essere rielaborata nell’immediato:

  • ogni qualvolta si pongano in atto modifiche del processo produttivo o dell’organizzazione del lavoro significative rispetto alla salute e sicurezza dei lavoratori;
  • in rapporto al grado di evoluzione della tecnica, della prevenzione o della protezione;
  • nei casi in cui si producano infortuni sul lavoro di rilievo;
  • quando i risultati della sorveglianza sanitaria ne sottolineino la necessità.

Consulenza per la salute e la sicurezza sul lavoro: rivolgiti all’esperienza di SQ Più

La salute e la sicurezza sul lavoro costituiscono tematiche di grande attualità che comportano una serie di incombenze di notevole portata per qualsiasi impresa desiderosa di essere perfettamente in regola con quanto previsto dalla normativa in vigore. Si tratta di un punto essenziale per ogni datore di lavoro, soprattutto in considerazione del fatto che in gioco ci sono la gestione della salute e oltre che la tutela dei propri collaboratori.

Riuscire a districarsi nella moltitudine di obblighi previsti dalla Legge non è compito facile. Per poter vivere serenamente e nel pieno rispetto delle normative, l’ideale per un datore di lavoro è rivolgersi a esperti in materia di prevenzione e di sicurezza nei luoghi di lavoro. Per questo tipo di necessità, le imprese di ogni ambito settoriale possono affidarsi al team di SQ Più (Sicurezza e Qualità).

Se vuoi chiarirti un po’ le idee su tematiche quali gli infortuni sul lavoro e qualsiasi altra incombenza in materia di sicurezza nei contesti professionali, chiamaci per un preventivo gratuito e senza impegno al nostro numero verde (800 124 530) o contattaci via e-mail. Saremo lieti di mettere la nostra esperienza a servizio delle tue specifiche necessità. Ti rammentiamo che SQ Più (Sicurezza e Qualità) ha sede a Milano ma che la nostra squadra è operativa in tutta la Lombardia.