Siamo sotto assedio. E non solo dal punto di vista virale – purtroppo -, ma anche da quello informatico. Dall’inizio della pandemia, i cosiddetti cyber attacchi, contro aziende italiane, studi legali, professionisti e – ahinoi – anche utenti, si sono moltiplicati con una frequenza sbalorditiva: in Italia avviene un attacco informatico ogni 11 secondi.

Vediamo un po’ più nel dettaglio cosa dicono i numeri a riguardo e quali soluzioni adottare per continuare a usare la tecnologia con tranquillità.

 

Sommario:

Hacker e coronavirus in Italia: pirati informatici all’assalto

I dati parlano chiaro: aziende e professionisti italiani nel mirino degli attacchi

Sì all’innovazione tecnologica purché rispetti privacy e sicurezza

 

I dati parlano chiaro: aziende e professionisti italiani nel mirino degli attacchi

Che si tratti di phishing o di ransomware, il bollettino non cambia: nei primi sei mesi del 2020, con già la crisi sanitaria mondiale a stringere la morsa, gli attacchi hacker ai danni degli utenti italiani hanno visto un aumento complessivo pari al 390% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un’invasione di attacchi informatici dunque, proprio in un momento in cui smart working e video conferenze si diffondono con maggiore velocità ed espongono utenti e professionisti a infelici e dannose intrusioni da parte degli hacker.

A ribadire la gravità dei dati e della situazione è Riccardo Croce, Dirigente della Polizia Postale, durante il convegno “Digitalizzazione e Sicurezza Informatica degli Studi Legali”, organizzato dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma con la partecipazione di esperti della Polizia Postale e della Società Visura.

Secondo i dati presentati poi da Oren Elimelech – esperto di cybersecurity del Governo Israeliano e consulente della compagnia assicurativa Lev Ins – il numero delle aziende e degli studi professionali attaccati che hanno scelto di pagare il “riscatto” è molto alto e pari al 36%. Sebbene, purtroppo, non è tutto oro ciò che luccica: tra questi, almeno uno su cinque (17%) non ha comunque recuperato i dati.

Sì all’innovazione tecnologica purché rispetti privacy e sicurezza

Una situazione difficile, dunque, quella che interessa la sicurezza informatica e che aggiunge un altro tassello di complessità alla già drammatica situazione sanitaria in cui versa il mondo intero. Perché se da un lato l’emergenza sanitaria causata dalla diffusione del coronavirus ha costretti tutti indistintamente – utenti e aziende, avvezzi e non alla tecnologia – ad adottare in fretta e furia modalità di lavoro più agili, a volte anche soprassedendo alle operazioni di sicurezza necessarie, dall’altra rinunciare alle nuove tecnologie che l’innovazione porta sul mercato è pressoché impossibile se si vuole restare al passo coi tempi.

Le nuove tecnologie sono indispensabili”, commenta il Presidente del Consiglio dell’Ordine di Roma Antonino Galletti, “ma questo deve avvenire in sicurezza e nel rispetto delle norme sulla privacy”.

Come difendersi dunque da questi subdoli attacchi informatici?

Ne abbiamo parlato già più volte di come difendersi dagli attacchi di phishing e dalle altre minacce del web. Il concetto che ribadiamo ancora è sempre lo stesso: massima attenzione a tutto! Alle mail sospette per esempio, arrivate da mittenti sconosciuti o che invitano a cliccare su link incerti. Alle richieste di dati personali e privati come codici d’accesso e pin. Alle finte vincite che promettono ricchi premi conquistati quasi per magia.

A questo altissimo livello di attenzione, si aggiungono piccoli accorgimenti da seguire sempre e che oramai dovrebbero essere entrati nella prassi quotidiana di ognuno di noi, come:

  • cambiare frequentemente le password, senza usarne di troppo semplici o, peggio ancora, usare sempre la stessa parola chiave
  • aggiornare spesso tutti i software
  • dotarsi di un antivirus efficace a protezione del proprio pc