Gli amanti degli sport invernali, soprattutto di scii, li conoscono molto bene, anzi, non ne possono fare a meno. Parliamo dei cannoni sparaneve, apprezzati dagli operatori del settore turistico, ma messi in discussione per l’inquinamento ambientale e il consumo di risorse.

Da decenni sono utilizzati dagli impianti sciistici per sparare neve artificiale sulle piste, sia per salvare la stagione, se magra di neve, sia per prolungarla per quanto possibile.

L’articolo di oggi svela nel dettaglio tutto quello che sta dietro questi attrezzi tanto discussi.

 

Sommario:

Cannoni sparaneve: tutto quello che c’è da sapere

Quando vengono messi in azione e perché?

Origine dei cannoni da neve

Produzione di neve dai cannoni

L’impatto ambientale

La condotta dell’uomo

 

Quando vengono messi in azione e perché?

 

I cannoni sparaneve vengono messi in azione quando la temperatura scende sotto la soglia minima perché l’acqua nebulizzata si trasformi in neve.

La neve artificiale ha la stessa composizione chimica della neve naturale, è semplicemente acqua, la differenza sta che quella naturale prima di cadere ha un percorso più lungo da fare e quindi raggiunge dimensioni maggiori, mentre quella artificiale, avendo meno strada da percorrere, è più densa con fiocchi più piccoli.

A volte capita che i produttori di neve artificiale usino additivi chimici per generare e mantenere neve a temperature più alte rispetto a quelle necessarie.

 

Origini dei cannoni da neve

 

Per comprendere maggiormente le cose è opportuno partire sempre dal principio e la storia di questi strumenti è alquanto buffa.

La loro nascita è puramente casuale, avviene intorno agli anni settanta nel Massachusetts, nell’azienda agricola di due fratelli italiani, questi due avevano necessità di innaffiare i loro frutteti e così crearono un sistema di nebulizzazione dell’acqua.

La cosa buffa si scopre durante l’inverno quando le temperature scendono notevolmente, infatti, questi sistemi di erogazione al posto di emettere la solita acqua iniziano a diffondere neve.

Da qui la scoperta, poi ovviamente con uno sviluppo più specifico e una tecnica più mirata prendono vita i cannoni sparaneve.

 

Cannoni sparaneve: come funzionano

 

Conosciamo nello specifico come funzionano i cannoni sparaneve. La produzione della neve si divide in due fasi principali:

  1. La prima fase parte dall’interno del cannone dove l’acqua in pressione viene pompata e poi nebulizzata nell’aria grazie a delle ventole. Le microparticelle di acqua a contatto con l’aria fredda (almeno – 3°) si congelano immediatamente. In questo modo vengono a generarsi una moltitudine di nuclei di condensazione.
  2. Nella fase numero due nell’aria viene immessa altra acqua nebulizzata che, mischiata al primo nucleo di condensazione, forma il cristallo che in brevissimo tempo cade al suolo.

Ovviamente la funzione dei cannoni dipende molto dall’umidità in atmosfera, più è bassa e meglio è. Se ne sconsiglia l’utilizzo nelle giornate di forte vento.

 

L’impatto ambientale

 

Se gli impianti sciistici ringraziano questi sistemi di certo l’ambiente non può fare lo stesso e a sottolinearlo è la Commissione internazionale per la protezione delle Alpi, in acronimo CIPRA, che ha calcolato per l’utilizzo dei cannoni sparaneve un consumo di 95 milioni di metri cubi d’acqua e una spesa di 600 gigawattora di energia, per un costo economico di circa 136.000 Euro per ettaro.

Inoltre le zone coinvolte mostrano un ritardo di circa un mese sull’inizio dell’attività vegetativa, influenzando tutto l’ecosistema dell’area.

Questi sono gli effetti che ha la neve artificiale sul terreno per il suo contenuto di acqua del 15/20%, quindi, maggior peso e minore capacità isolante della neve naturale, comporta il congelamento del suolo portando asfissia al manto vegetale.

 

La condotta dell’uomo

 

L’impatto ambientale non è da sottovalutare, ma non lo è neanche la neve artificiale, che non è solo divertimento, ma è lavoro. Infatti il mercato del turismo invernale vive grazie allo scii, basta pensare non solo agli impianti, ma alla ristorazione, agli alberghi e a tutti i servizi che ruotano intorno.

Per questo motivo moltissime località chiudono un occhio e vanno avanti salvaguardando l’economia.

Per salvare l’ambiente sempre più bacini di raccolta e di stoccaggio di acqua piovana vengono costruiti in quota, acqua che poi sarà utilizzata dai cannoni, ma questo non basta e a dirlo sono i dati che abbiamo in mano sulle condizioni delle montagne.

È necessario un cambiamento, servono nuove strategie per il turismo, bisogna valutare una nuova offerta e il tutto è da fare nel minor tempo possibile.