Dopo il lockdown e con la ripresa delle attività, le aziende hanno incalzato i ritmi lavorativi dei propri dipendenti.

Se da un lato questa scelta punta a compensare la “perdita” economica che le aziende tutte hanno subito a causa della pandemia da Coronavirus, dall’altro ha dato una spinta ulteriore a una grave situazione che c’era già prima e di cui si parla troppo poco.

Facciamo riferimento agli incidenti sul lavoro, che si tratti di cantieri o fabbriche. Sempre più frequenti, sempre più drammatici. Troppo spesso fatali.

 

Sommario:

Aumento incidenti sul lavoro post lockdown: scarsi controlli di sicurezza

Da nord a sud, gli incidenti sul luogo di lavoro continuano a mietere vittime

Le chiamano “morti bianche” ma sono tragedie inaccettabili

Numeri alla mano: ecco gli incrementi dopo il lockdown

Il super Ecobonus del 110%: un nuovo pericolo che si staglia all’orizzonte

 

Da nord a sud, gli incidenti sul luogo di lavoro continuano a mietere vittime

Dopo appena tre mesi dalla fine del lockdown, l’Italia produttiva ritorna faticosamente attiva, e con essa anche la mattanza riprende inesorabilmente. Operati travolti da muletti o schiacciati da gru o ancora folgorati: il bilancio degli incidenti era già spaventoso al 30 di luglio, con 5 persone morte lungo tutta la penisola mentre stavano “semplicemente” lavorando.

Un dramma, questo, che colpisce senza distinzione d’età o geografica: basti pensare all’operaio di 29 anni della regione Abruzzo schiacciato da uno dei robot del reparto lastratura dell’azienda presso cui lavorava; o all’operaio di 42 anni della regione Lombardia schiacciato dal coperchio di un container mentre stava lavorando all’interno dell’area carico/scarico merci e raccolta rifiuti di un centro commerciale; o ancora al giardiniere di 21 anni della regione Sicilia morto mentre eseguiva lavori di potatura.

Le chiamano “morti bianche” ma sono tragedie inaccettabili

Le chiamano “morti bianche”, per indicare una tragedia inaccettabile per un Paese che si definisce civile, come il nostro, e che continua ad avere profonde lacune in termini di standard di sicurezza sui luoghi di lavoro.

Lo afferma a gran voce l’Associazione nazionale mutilati e invalidi sul lavoro che ha evidenziato la disastrosa (e disarmante) mancanza di verifiche tecniche nelle costruzioni e nelle manutenzioni delle infrastrutture, ancora di più dopo il lockdown. Ed è forse proprio questa la lente di ingrandimento che molti sottovalutano: il mancato rispetto, se non addirittura la totale assenza, delle minime norme per la sicurezza sul luogo di lavoro. Tanto al nord quanto al sud, passando per il centro.

Numeri alla mano: ecco gli incrementi dopo il lockdown

Incrociando tutti i dati disponibili e tenendo conto della mancanza di quelli relativi a lavoratori sommersi e irregolari (che siano migranti senza permesso di soggiorno o italiani all’ultimo stadio dell’intelligenza), l’Associazione nazionale mutilati e invalidi sul lavoro ha stimato a 570 le morti sul lavoro dall’inizio dell’anno (fonte INAIL), con un aumento di 88 unità e del 18,26% rispetto allo stesso periodo del 2019. Un numero vertiginoso se si tiene conto della quarantena intermedia.

Sembra inoltre che il settore più colpito sia quello dell’edilizia: la Fillea Cgil, il sindacato di categoria, ha stimato un’impennata del 16% delle morti da inizio maggio a oggi.

Di fatto, quindi, oltre 9 decessi sul lavoro su 10 si verificano nel campo dell’edilizia che per quanto sia un settore oltremodo sovvenzionato, è anche poco controllato. E inoltre è un settore che per compensare il fermo attività causato dal lockdown, ha aumentato il carico di lavoro sui propri lavoratori, “costretti” a restare in cantiere anche 13 o 14 ore di seguito, a scapito del livello di attenzione e di un aumento di stanchezza, spesso causa di incidenti.

Il super Ecobonus del 110%: un nuovo pericolo che si staglia all’orizzonte

Sotto il punto di vista adottato nel seguente approfondimento, il nuovo super Ecobonus del 110% messo in campo dal Governo a sostegno della ripresa economica del nostro Paese si configura proprio come un nuovo pericolo all’orizzonte.

Se da un lato si creeranno le condizioni per un aumento dell’attività lavorativa dei cantieri di ristrutturazione e rinnovamento energetico degli edifici, dall’altro si corre il rischio di svalorizzare ancora di più le misure di sicurezza necessarie per svolgere i lavori in totale tranquillità.

Con il super Ecobonus, inoltre, si corre anche il rischio di alimentare del nuovo lavoro irregolare, favorendo imprese (edilizie e non) non in regola che eludono le obbligatorie norme di sicurezza pur di moltiplicare i cantieri e i relativi guadagni.